Lettere da Roma

Lettere da Roma
Desideroso di evadere dagli angusti recinti della provincia pontificia, il 17 novembre del 1822 Giacomo Leopardi si reca a Roma. Ad ospitarlo è lo zio Carlo Antici, fratello della madre Adelaide, al terzo piano di uno dei più bei palazzi settecenteschi di Roma, vicino a Via delle Botteghe Oscure. A due soli giorni di distanza dall’arrivo il giovane scrive al fratello Carlo per manifestare il profondo trauma che lo aveva subito colto. Mentre nel borgo di Recanati era solito vivere come racchiuso nell’involucro di un’esistenza sostanzialmente interiore, a Roma la necessità di adeguarsi alle consuetudini altrui lo pone in una condizione di profondo disagio. Le lettere indirizzate a Carlo e alla sorella Paolina trasudano di un grave senso di malinconia e di spaesamento. Benché le giornate siano cadenzate da assidue occasioni mondane e da prestigiose frequentazioni, nella grande città nulla gli procura piacere e allevia un’acuta sensazione di solitudine. I letterati romani gli appaiono vacui e insopportabili. Discutono di letteratura come di un vero mestiere, si lodano e si criticano l’un l’altro pur non sapendo né di greco né di latino; magnificano autori e testi miserevoli e le loro discussioni ignorano tanto l’eloquenza e la poesia quanto gli alti temi della politica e della filosofia, vertendo solo sulle frivolezze…
La collana “Emozioni a Roma” della Lozzi Publishing, curata da Giulia Alberico, si arricchisce di un prezioso volumetto dedicato alle lettere scritte da Giacomo Leopardi durante il suo soggiorno a Roma dal novembre del 1822 all’aprile del 1823. Un libro concentrico per così dire, in cui le impressioni del poeta si espandono come le onde quando un sasso cade nell’acqua. Il sasso in questo caso è la natura spaesata e malinconica dell’autore che non si smentisce mai; ma anche e sue osservazioni pungenti, condite con innegabile intelligenza, sulla condizione della Roma nobile e papalina del tempo. Quanti ministri del culto saccenti e spesso illetterati, quanti filologi più di maniera che di sostanza, quante donne brutte e detestabili come cortigiane interessate solo al denaro e alla compiacenza dei potenti affiorano dalla sua corrispondenza. Ovunque prevale l’affresco di una città dissoluta e senza metodo, il basso spessore umano di persone convinte di poter arrivare all’immortalità in carrozza, come gli ipocriti cristiani in paradiso. Le lettere di Giacomo Leopardi non costituiscono certo un breviario di assoluta verità. Molto spesso la dice giusta, talvolta esagera. Il temperamento lo trascina in una descrizione che è illanguidita dal battito troppo sofferente del suo cuore. Ma come non lasciarsi guidare dal suo sguardo, quando da assorto si fa penetrante?

 

 

 

 
 
 
 
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