Letture d’autore

Letture d’autore

L’oramai stranoto Manuel Agnelli, leader incontrastato del gruppo indie milanese degli Afterhours, ama visceralmente Michele Mari, ma curiosamente non ha letto Rosso Floyd, il romanzo dell’autore imperniato sulla vita di Syd Barrett dei Pink Floyd. Un giorno ‒ ne è convinto ‒ scriverà un romanzo, ma non ne sente assolutamente l’impellenza. Francesco Bianconi, frontman dei toscani Baustelle, invece ci spiega che il suo approccio nel comporre i propri testi è il medesimo di un narratore e non trova differenze di livello. Brunori Sas, pseudonimo di Dario Brunori, esponente di spicco del panorama musicale underground italiano, annusa la carta e vede la lettura come momento di solitudine, da godere con estrema cura. Da adolescente leggeva per evadere, ora, da adulto, per conoscere. Andrea Chimenti, invece, creatore dei Moda ed ora solista, alla narrativa ci è passato per davvero e con il suo romanzo di formazione Yuri ha raccolto consensi anche fra i colleghi e non a caso cura la postfazione di questo libro. C’è chi poi preferisce la saggistica, chi ama le biografie musicali, chi si definisce lettore pigro, chi ha cominciato cinque volte senza finirlo I demoni di Dostoevskij. Alcuni hanno musicato romanzi o hanno intenzione di farlo. Queste ed altre sono le curiosità e le confessioni nelle interviste raccolte nel volume…

Da sempre c’è un dibattito socio-culturale in senso lato sulla valenza letteraria dei testi di alcune canzoni. In quanti per esempio hanno auspicato (con successo) l’inserimento dei versi del genovese Fabrizio de Andrè nelle antologie di poesia del secondo novecento italiano? Ma la questione è semplice: il testo della canzone ha delle logiche e delle regole che non sono le stesse di un testo poetico o di un racconto, anche se leggere un testo di Bruce Springsteen dà ad alcuni la stessa soddisfazione estetica di un racconto Carver, magari. Ma per dirla, a modo di esempio, con il curatore dell’opera Pierluigi Lucadei, più importanti dei libri scritti dal cantautore Nick Cave sono le sue stesse canzoni. Anche se possiamo interessarci al concetto posto dal già citato Andrea Chimenti, che sostiene “In questi miei trent’anni di attività, a parte qualche racconto, ho scritto testi di canzoni. È un buon esercizio che ti abitua a stare dentro determinate regole, tra cui il ritmo, e ti allena alla capacità di sintesi. Negli ultimi anni è nato in me il desiderio di straripare rompendo gli argini di strofa e ritornello, insomma la voglia di raccontare una storia e avere tutto lo spazio e tutto il tempo per farlo”. Un libro con degli spunti comunque interessanti, non solo gossip o banalità, al di là dei propri gusti musicali.



 

 

 

 
 
 
 

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