Lezioni americane

Lezioni americane
Nel giugno 1984 Italo Calvino viene invitato dall’Università di Harvard per tenere sei lezioni di poetica: le famose “Norton Lectures”. L’invito viene rivolto a personalità di spicco della cultura mondiale che possono scegliere di discutere su un tema libero in forma seminariale. Fino a quel giorno il prestigioso ateneo di Cambridge, Massachussets non aveva esteso la proposta a nessun intellettuale italiano. Tra coloro i quali avevano preso cattedra nelle aule dell’università nordamericana figuravano personaggi del calibro di Eliot, Stravinskij, Borges e Paz. Lo scrittore italiano sceglie come titolo Six memos for the next millennium (tradotto nel sottotitolo) e declina questo proposito in sei grandi temi: Leggerezza, Rapidità, Esattezza, Visibilità, Molteplicità e Coerenza (l’ultima lezione non è stata mai scritta, data la prematura scomparsa dello stesso autore). Citando direttamente il preambolo, Calvino ci spiega come queste parole siano “valori o qualità o specificità della letteratura che gli stanno particolarmente a cuore”. Sembra strano che con così pochi elementi si possa parlare di molti dei nodi fondamentali che ancora oggi, dopo che il millennio è già più che passato (chi si ricorda delle catastrofiche profezie millenariste o del terrore del cosiddetto bug che avrebbe dovuto mandare in tilt i software dei computer di mezzo mondo?) ci condizionano, non solo come lettori, ma anche come uomini...
Calvino viaggia attraverso i suoi autori preferiti (la tradizione delle fiabe italiane, Borges, Queneau, Gadda) e ci sorprende con analisi intrecciate di Dante, della scuola toscana, di Shakespeare o di Loyola e Proust, facendoci capire che il suo modo così essenziale e quasi minimalista di scrivere era fondato su basi che comprendevano un’infinita molteplicità di autori e storie. La sua poetica che muta dal neorealismo degli esordi, al folk della tradizione favolistica italiana fino alle prove sperimentali della cosiddetta fase combinatoria rispecchia un emblema del perfetto intellettuale post-moderno: sapersi muovere su una molteplicità di piani che rielaborano in maniera originale la tradizione e si confrontano con i problemi del contemporaneo, costruendo un’opera innovativa. La forza di questo piccolo grande saggio sta proprio nel centrare i problemi contro cui oggi molti scrittori ed operatori culturali si trovano a misurarsi, soprattutto nell’ipertesto che forma il world wide web: la leggerezza e la rapidità della scrittura contemporanea si riflettono quotidianamente nella rete, simbolo di un sistema codificato come ‘macchina da scrivere’ nella scrittura istantanea e senza mediazioni dei blog; l’esattezza e la visibilità sono alla base di un’informazione affidabile, risultando alla base del marketing di idee che contrappone giganti del calibro di Google e Microsoft per la definizione del motore di ricerca di riferimento. “Ogni vita è un’enciclopedia, una biblioteca, un inventario d’oggetti, un campionario di stili, dove tutto può essere continuamente rimescolato e riordinato in tutti i modi possibili”. Qui sta la chiave di un classico che ha ancora molte cose da dirci. Profetico.

 

 

 

 
 
 
 
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