Lezioni di nuoto

Lezioni di nuoto
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L’intestino di Rustomji gridava vendetta, perché il momento propizio per sedersi sul wc con il “Times of India” e liberarsi era finalmente arrivato, ma quell’odioso plic plic plic plic dal soffitto ricadeva regolare dentro la loro tazza, rendendo impossibile il suo utilizzo. Sua moglie Mehroo era accorsa, anche se quel giorno era Behram roje, così importante per lei. Avrebbe indossato il suo sari bianco e sarebbe andata al tempio del fuoco per la cerimonia. Nel frattempo, Rustomji si sarebbe dilettato a spiare le curve tondeggianti della gunga Gajra, intenta a pulire la loro casa… Jaakaylee, come la chiamava la sua nuova bai, credeva ai fantasmi sin da quando, da bambina, ne aveva visto uno bere da un pozzo. E ora un bhoot era comparso anche lì, al Firozsha Baag. L’aveva preceduta, mentre saliva le scale e da allora la visitava di notte, cercando di toccarla. Ma quando lo aveva raccontato, tutti gli inquilini del Firozsha l’avevano presa in giro. Però lei non aveva paura, anche se doveva dormire sul pianerottolo, aspettando che la sua bai si svegliasse. E poi, quando anche la bai l’aveva visto, in molti avevano cambiato opinione su di lei… L’uomo aveva deciso di prendere lezioni di nuoto, ma l’acqua della piscina lo atterriva. Eppure da bambino, a Chaupatty, adorava sguazzare. Invece qui a Bombay la prima lezione era stata un disastro e lui era quasi affogato. E poi c’era il vecchio sulla sedia a rotelle, che ogni giorno sostava nell’ingresso del Firozsha Baag e che gli faceva sempre la stessa domanda: quanti anni pensa che abbia? Ma lui non si era mai spinto più in là della semplice cortesia, fino a che aveva saputo della sua morte, che gli aveva lasciato addosso una malinconia liquida come l’acqua della piscina…

Il grande complesso edilizio del Firozsha Baag, con i suoi caseggiati A, B e C, fa da sfondo comune agli undici racconti popolati da un bestiario umano variopinto e complicato. C’è il veterinario che colleziona francobolli, c’è il bambino timido e gracile che osserva gli altri ragazzi giocare a pallone e c’è la sguattera cristiana che vede i fantasmi e molti altri ancora. Tutto attorno e appena accennata, la città di Bombay segna i confini di questo brulicante formicaio diverso per etnia, religione e costumi. Variopinti i personaggi, variopinta la scrittura, ricchissima di termini in lingua originale. Di certo il significato si intuisce, ma il loro corposo numero inevitabilmente spezza il ritmo della lettura, affossando un po’ l’attenzione. Per immergersi nelle storie, lo dice bene il risvolto della copertina, occorre un po’ di riscaldamento, così come si deve fare prima di iniziare una qualsiasi attività sportiva. Lo stesso vale per le lezioni di nuoto, che il protagonista dell’ultimo racconto affronta senza darsi il tempo di abituarsi, così come fa con il vecchio che ogni giorno l’attende al Firozsha. La qualità della scrittura non è in discussione, ma certo la trasposizione ci restituisce un testo un po’ distante dai nostri gusti. Lo apprezzeranno gli appassionati dei luoghi e della cultura indiana, qui raccontata nella sua più ruvida quotidianità, che rivela personalità eccentriche e inusuali in un melting pot colorato di occidente e oriente.



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