Lezioni di tenebra

Lezioni di tenebra
È possibile trasmettere conoscenze ed esperienze non con il latte materno, ma ancora prima, attraverso le acque della placenta? A partire da questa domanda Helena Janeczek tenta di raccontare la sua storia, quella di figlia di sopravvissuti ad Auschwitz. Helena ha una fame atavica, una fame di morti di fame che solo chi ha vissuto la tragedia dei campi di concentramento può tramandare. La memoria della Shoah emerge proprio dalla storia familiare e in particolare della madre, Nina Franziska, nata in Polonia e vittima di quel nazismo che ha provocato la morte di milioni di ebrei. La famiglia di Helena, infatti, è ebrea e, nonostante abbia vissuto a Monaco di Baviera e abbia abbandonato la lingua polacca e yiddish per quella tedesca, ha sempre tentato di prendere le distanze da quel popolo associato a una delle tragedie più grandi della nostra storia. Helena si domanda cosa si nasconda realmente tra i non detti di sua madre, tra le vicende del passato che nessuno ha avuto il coraggio di rivelare, tra quei vuoti che verranno presto colmati da ricordi, lacrime e scoperte. Il continuo riferimento all'educazione ricevuta da una madre opprimente e “malata di superomismo”, una madre che mette perennemente alla prova il suo fisico e la sua psiche per dimostrare che può ancora farcela, proprio come è riuscita a sopravvivere al campo di concentramento, è uno dei principali tratti delineati da Helena, che alla fine sarà in grado di comprendere il motivo di quel grido disperato di Nina nella stanza d'albergo a Varsavia durante un viaggio di gruppo in Polonia. Un urlo intenso, carico di significati e di disperazione che si farà sentire ancora più forte dentro il campo di Auschwitz, dove il ricordo dei parenti deportati e uccisi nelle camere a gas ricostruisce un'identità mai perduta e trasmessa giorno dopo giorno nella generazione seguente...
Un romanzo autobiografico in cui l'indagine tra le tenebre di un passato latente si unisce al rapporto madre-figlia segnato spesso da sospetti, bugie e ansie mai represse. Helena Janeczek, autrice de Le rondini di Montecassino, affronta con estrema lucidità e con leggera ironia il tema della memoria, della Shoah e dell'appartenenza a una famiglia di sopravvissuti, condizione che renderà difficoltoso  collocarsi in un percorso esistenziale segnato irreparabilmente dal dolore e dalla sofferenza. Ma Helena vuole sapere, desidera tracciare una sorta di identikit attraverso le storie del passato che riguardano nonni, zii e cugini mai conosciuti, ma che hanno contribuito inconsapevolmente alla sua ricerca disperata di somiglianze fisiche e gusti personali. La tenebra, il buio che non si può sconfiggere, può essere così almeno ridotto per far emergere sprazzi di luce necessari per conoscersi e accettarsi, per rispondere alle domande più insistenti e ai dubbi che hanno accompagnato la scrittrice nel corso di tutta la sua vita. Un libro che ha messo alla prova chi lo ha scritto, rendendola più forte e consapevole di quell'esistenza che si ritrova nelle tracce di un massacro che non può essere dimenticato.

 

 

 

 
 
 
 
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