Lezioni spirituali per giovani samurai

Lezioni spirituali per giovani samurai
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Che cosa vuol dire essere leali rispetto a un ideale, sia esso “sano” o “malato”? Di che parliamo quando utilizziamo parole come impegno, onestà, azione, tradizione, poesia, bellezza? Sembrerebbero tutte domande un po’ “retro”, un po’ passate di moda, dati i tempi social/liquidi/2.0 in cui viviamo. Alla fine degli anni Sessanta però non erano così scontati disimpegno e post-modernismo apolitico. Nel ‘69 gli studenti sono in fermento e Mishima è l’autore giapponese più famoso al mondo, secondo solo forse al premio nobel Yasunari Kawabata, che vince il riconoscimento nel 1968 e che si dice glielo abbia “rubato”. In quegli anni lo scrittore è all’apice della carriera, ma le sue prodezze non si concentrano solo sulla carta. Ha infatti fondato un esercito personale (la cosiddetta Associazione degli Scudi) di meno di un centinaio di ragazzi, che vorrebbe ricondurre i suoi membri alla rivalutazione dei samurai, e quindi a valutare con occhio diverso i valori della tradizione e della dedizione al comando. Ecco che servono delle “lezioni” da impartire sui più svariati argomenti: la vita, l’arte, la politica, l’etichetta e molto altro…

Che cosa dice Mishima? La sua è una posizione apartitica ma ben radicata in quello che oggi potremmo definire come un conservatorismo illuminato, fortemente connotato in senso estetico. Integerrimo, acuto e senza peli sulla lingua, il suo è un manifesto per ritornare agli antichi splendori della società giapponese arcaica, che non esisteva (e men che meno esiste) più. Una voce fuori dal coro che per coerenza produrrà uno dei più famosi finali di partita di tutta la storia della letteratura mondiale: il 25 novembre 1970 lo scrittore infatti cercherà di prendere il potere con il suo esercito personale, ma vista la malaparata, deciderà come nella miglior tradizione samurai di celebrare il cosiddetto suicidio rituale. Mishima usa le parole con moderazione, ci spiega le sue teorie senza troppi giri di parole, sembra di stare a sentire qualche vecchio che parla della guerra e porta esempi citando la vita di caserma. Inframezzate alle posizioni insostenibili (come ad esempio l’aperta misoginia) ci sono delle punte di genio che illuminano il cammino tortuoso e delle curiosità che per noi italiani sorprendono: tra i pochissimi nomi citati di autori e intellettuali ci sono Moravia e il Romeo e Giulietta di Zeffirelli. Mishima è un controverso intellettuale che per tutta la vita si è scontrato con il senso dell’onore: “sono ossessionato notte e giorno dalla sensazione di non avere ancora mantenuto una promessa più necessaria ed importante di quelle dei politici”. Mancano, intellettuali e politici di questo calibro. Un po’ come Celine, Mishima è difficile da amare ma è impossibile da trascurare.



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