Liberazione totale

Liberazione totale

Guardando alla storia di Homo sapiens dal punto di vista animale – scarto fecondo che, innescato, non smette più di dipanarsi in rivoli di capovolgimenti, discontinuità, stupore, focalizzazione – possiamo “arrivare a una nuova e incomparabile comprensione di fenomeni, problemi e crisi di tipo psicologico, sociale, storico ed ecologico”. Osservare come si sono stratificate nel tempo le strategie di dominio dell’Umano sul non umano: schiavitù, sfruttamento, omicidio, macellazione industriale a ritmo esponenziale; culturalmente, come si è andato affermando declinandosi e camuffandosi l’approccio antropocentrico e specista che pone l’Umano sul piedistallo, lui privilegiato, autorizzato a meccanicizzare, reificare, negare/ignorare sentimenti e complessità degli altri animali, e in nome della Ragione, del Regime di separazione, del Progresso capitalista e dell’ideologia della crescita trascinarsi, incauto e ignorante, grondante sangue e sopraffazione, in un’epoca “distopica e apocalittica”, ai drammatici sgoccioli di una catastrofe ambientale già in atto da tempo che comunque, per i tempi a venire, potrebbe anche portare all’estinzione di Homo sapiens, questa specie violenta, assassina e autodistruttiva: e “la Terra può tranquillamente farne a meno”. Non rimane che “precipitare o progredire”. Non rimane che lasciarsi andare a una passiva apatia o cambiare rotta, una nuova bussola morale. Progresso, “indispensabile strumento critico e normativo”, ripulito da corruzioni capitaliste, ideologie da crescita senza scrupoli. Progresso morale, verso una liberazione totale che riunisca uomo, animale e Terra, che illumini l’interconnessione delle varie parti, l’universalità di rapporti, unicità nell’uguaglianza…

Diritti umani, diritti animali. L’uomo appartiene alla Terra, la Terra non appartiene a lui. Steven Best, filosofo, attivista ed ecologista (e si potrebbe dire felicemente filosofo attivo) impugna un approccio pluralista e contestualizzante verso una proficua alleanza in difesa della Terra. Contro le pastoie infanganti della monotematicità animalista, dell’indifferenza della sinistra alla deriva, del pacifismo illusorio – pagine caustiche e importanti quelle che dedica alla riflessione sulla disobbedienza civile e sulla violenza, senza pregiudizi e ignoranza aprioristica ‒, del dogmatismo e del dominio nelle sue varie forme e applicazioni: una lettura a più livelli della società occidentale nelle sue nefaste metastasi, disamina attenta e lucidissima “attraverso il punto di vista animale”. Un lanciarsi, nella riflessione e nella proposta, un coraggioso (fa bene Marco Maurizi, nella sua altrettanto interessante introduzione, a sottolinearlo) grido per una rivoluzione possibile, difficile, e autentica. Non tentenna di fronte all’utilizzo della formula olocausto animale, schiavitù – alternando il racconto animale a quello umano dei neri d’America e dell’abolizionismo: così facendo percorre un sentiero di profondo rinnovamento culturale e di prospettiva, filosofia attiva e coltivazione di un pensiero critico che inevitabilmente incontrerà ostacoli, ostracismi, marginalizzazioni. Testo d’impegno e militanza esperibile, non chiacchierata o sbandierata: militanza quotidiana per una nuova etica applicata, “rivoluzione copernicana” prima che sia troppo tardi, con possibilità insita di fallimento. Meritevole di nota la cura nell’edizione da parte di Ortica: coraggiosa anch’essa. “La prova più importante nella storia della nostra specie è avere il coraggio – appunto – di domandarsi: è in grado l'umanità di modificare totalmente la sua esistenza?”.



 

 

 

 
 
 
 

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