Libri

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Teme l’acqua, l’aria, il fuoco, anche la terra. Oggetto fragile, pavido della furia degli elementi, il libro è al contempo erculeo e pervicace simulacro di un tempo eterno. Un tempo che trascende il suo artefice, le mani che l’hanno scorso, gli occhi che l’hanno attraversato, i secoli che l’hanno esaltato o obliato, restando fedele alla sua idea primigenia, che è, in fondo, idea di un ideale. Il libro si nutre di astrattezze, di suggestioni, di deserti e di esaltazioni dell’anima; come un ponte immaginario, connette infiniti prima e altrettanti dopo in un magma di presenti. Non una, bensì infinite sono le storie che racchiude: quelle degli uomini e delle donne che lo abitano, quella di chi l’ha fatto nascere, quelle di coloro che l’hanno sfiorato o trattenuto, vergine l’hanno ostentato, viceversa abbandonato, forse aperto, sgranato come un rosario, lasciando allora confutabili tracce di sé in un’inconsapevole archeologia ipertestuale… 
Qui ci è dato di conoscere alcune di queste singolari storie, grazie a Giuseppe Marcenaro, uno studioso, un saggista, un critico d’arte, un giornalista, uno scrittore, ma innanzitutto un bibliofilo che ci confessa la sua amata biblioteca, “o libreria, come la chiamano i genovesi forse per diminuire l'importanza di ogni cosa, specie se di loro proprietà”. In “un intreccio di sensazioni, di solitarie esplorazioni”, l’autore si aggira con venerazione e sommo rispetto nell’assettato labirinto di quel luogo sacro nella casa e di pagina in pagina rievoca per noi verbi, persone e personaggi avviluppati nel segno di un comune destino. Dal primo tomo, il galeotto Advis pour dresser une bibliothèque di Gabriel Naudé, per merito del quale la libreria di Marcenaro acquistò il suo ordine sistematico, ai volumi di famiglia come la collezione ambigua e occultata di scritti per l’infanzia, appartenuta allo scapolo, misogino e (probabilmente) pedofilo zio David Katz, sono tanti i volti, le vicende narrati e sottesi, che possiamo incrociare. Di grande impatto il racconto dedicato ai roghi della Germania hitleriana e al monumentale Konzentrationslager di Werner Schafer, l’ideatore del lager nazista e della funesta frase: “Arbeit macht frei”. Molto toccante il ricordo del primo libello, scelto e desiderato da Marcenaro bambino: il Titanic acquistato per poche lire nella proibitissima cartolibreria di Bianca, finito tristemente nel “mucchio degli scarti”, e ora quanto mai rimpianto. Scrittori e scripta celebri e anonimi risorgono accompagnati da originali rimembranze, in un insolito collage costruito su una lingua colta, che a tratti ci rende partecipi di gustosi lessici famigliari e affetti privati. Insieme ad essi ci è concesso di avvicinare lo sconfinato amore dell’ultimo e provvisorio loro devoto guardiano. Libri - Storie di passioni, manie, infamie è uno scrigno entro il quale si avvoltola l’esistenza intera dell’autore; un libro dentro ai libri e un libro per i libri; una matrjioska di carta e parole che respirano in una propria siderale lontananza, per restituirci, al momento sorprendentemente più opportuno, il bagliore inatteso di un significato della vita. Di quello che siamo e che avremmo potuto essere, ma anche di quello che per un istante, complici i libri, siamo diventati. Eroi o personaggi, magari persone. Immortali.

 

 

 

 
 
 
 
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