Licantropo Megalodonte

Licantropo Megalodonte

Del megalodonte (Carcharocles megalodon), lo squalo gigante vissuto fino al Pliocene, rimane la testimonianza fossile dei suo enormi denti lunghi fino a 17 centimetri: le ricostruzioni parlano di un animale che raggiungeva i 17 metri di lunghezza, più del quadruplo dell’attuale squalo bianco, considerato il discendente del bestione preistorico. Nonostante l’estinzione sia avvenuta ben prima dell’arrivo dell’uomo sulla Terra, non sono pochi i racconti di marinai e navigatori che giurano di aver avvistato fra i guizzi delle onde degli squali di dimensioni abnormi, per la gioia dei criptozoologi, ovvero i ricercatori che ancora oggi indagano ‒ fra documenti antichi e testimonianze dirette ‒ sull’esistenza di animali che siamo abituati a vedere unicamente nei bestiari medievali o nei racconti mitologici. Dall’oceano alla terraferma, dal mare al bosco, non meno interessante è l’esistenza di quella creatura dannata, per un patto con Satana o per questioni genetiche, nota come licantropo. Anche in questo caso non sono poche le carte processuali, soprattutto in epoca tardo medievale e fino al XIX secolo, in cui si riporta la doppia vita di uomini che riuscivano, in determinate notti dell’anno, a mutare la propria natura in quella di un feroce lupo assassino…

Il saggio Licantropo e Megalodonte fa parte di una collana dedicata a misteri e creature leggendarie, che la casa editrice digitale fiorentina goWare ha voluto battezzare “Il filo di Arianna”. L’indagine di Gaetano Blasi parte dalle testimonianze di avvistamento di enormi squali, soprattutto fra la fine dell’Ottocento e i primi del Novecento, e prosegue con un’interessante excursus sulla licantropia, vista in particolare attraverso carte processuali e documenti di diverse cittadine in Francia e in Germania (dal periodo dell’Inquisizione e della caccia alla streghe fino al XIX secolo). La materia di entrambe le parti è interessante, tuttavia il mini saggio dedicato al megalodonte si rivela più impacciato e meno metodico rispetto a quello dedicato all’uomo lupo. La confusione è data da una cronologia che non viene rispettata per tutta la disquisizione ma salta avanti e indietro nel tempo, lasciando il lettore un po’ spaesato. Fra folclore, mitologia e storia, il libro è più simile a un approfondimento giornalistico che a un saggio, di cui non raggiunge le dimensioni. Il motivo potrebbe essere insito nella volontà dell’editore di dedicarsi alla pubblicazione unicamente digitale, ideando delle collane di veloce consultazione che riescano a soddisfare le prime curiosità rispetto all’argomento trattato, svolgendo un ruolo introduttivo. La stessa impressione dà la scelta delle immagini, piuttosto eterogenee e relegate alla fine dell’ebook. Come definito nel manifesto degli intenti della casa editrice, presentato alla fine del saggio, la lettura digitale è differente da quella sui media tradizionali e dovrebbe essere basata su una fruizione più veloce da parte del lettore. Velocità che, pur funzionale per certi aspetti, a tratti dà però l’impressione di una visione solo parziale degli argomenti trattati.



 

 

 

 
 
 
 

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