L'iguana non vuole

L'iguana non vuole
Emma è una giovane napoletana laureata in Storia, disoccupata: emigra a Torino accettando un contratto come insegnante di sostegno. Parte da Napoli con un bagaglio pesante, fatto di sensi di colpa per aver abbandonato la sua città, il suo amore, i colleghi insegnanti in lotta, accompagnata da un vento gelido che sale lungo la penisola, quasi spingendo l’auto del suo amico Massimiliano verso nord. A Torino Emma si confronterà con una scuola che nulla ha a che vedere con gli edifici fatiscenti in cui ha studiato, con una realtà a cui non è preparata, popolata di persone che tenta a tutta prima di respingere. Nel privato ci sono Margherita, sua coinquilina perennemente sull’orlo di un contratto di lavoro in scadenza, che ha fatto della precarietà un sistema di vita, che non è disposta a condividere altro che le bollette o ad ammettere nessuno nella sua vita ma allo stesso tempo gira la città alla disperata ricerca di un motorino rosso…  per mantenere una promessa, e Savarese, un programmatore superficiale e pragmatico, inizialmente innamorato di Margherita. Poi c’è la scuola, con alunni più o meno difficili, famiglie più o meno disperate, colleghi idealisti, disillusi, cinici, indifferenti che hanno in comune il considerarla manifestamente inadeguata al compito che dovrà svolgere.  Il suo “compito” è Andrea, un ragazzino autistico, violento chiuso in un mondo impermeabile al cambiamento e irraggiungibile attraverso i comuni canali comunicazione. Andrea reagisce male ai cambiamenti, anche solo al colore della t-shirt di un compagno di scuola. Andrea è un universo chiuso, una monade che comunica al mondo il proprio terrore del cambiamento con violenza, rabbia e urla che lo rendono ancora più estraneo e incomprensibile a tutti. L’unico deterrente alla sua violenza è “l’iguana non vuole”, sorta di mantra che Emma continua ad usare pur senza capire a fondo il significato che ricopre nella vita del ragazzo. Andrea controlla il suo mondo attraverso la realizzazione durante le ore di Arte, di un animale che si rivela totemico: l’iguana. L’iguana, è l’occhio che lo scruta da sempre attraverso il vetro di un acquario intravisto da piccolo, lo calma, lo pacifica, ferma magicamente i suoi impeti violenti…
Attraverso l’iguana anche la stessa Emma arriva ad alcune determinazioni che cambieranno la sua vita, il suo approccio alla realtà, l’iguana le farà scoprire il valore della lotta sia contro i propri spettri ,“i serpenti che le strisciano addosso da quando era ragazzina”, sia contro i disvalori del mondo esterno. “Perché l’iguana sa che questo Paese è colpa vostra”. Emma compie sforzi dai risultati talvolta incerti, talvolta frustranti per entrare in comunicazione con il complesso sistema relazionale fatto di  famiglie, alunni, colleghi, istituzioni. In particolare la famiglia di Andrea, che ha elaborato la presenza di questo figlio, non come un’ “addizione al proprio nucleo,” ma, per sottrazioni successive, vivendola come l’elaborazione di un lutto per la perdita del figlio immaginato, del figlio perfetto. Giusy Marchetta affronta ancora una volta, dopo Dai un bacio a chi vuoi tu il mondo degli adolescenti, i loro occhi ansiosi, i dubbi, le frustrazioni ma lo fa attraverso lo sguardo di un adulto che si pone a sua volta interrogativi angosciosi in merito al proprio ruolo nella vita di questi ragazzi, al loro futuro, alla necessità di integrarli nel sistema scolastico e sull’opportunità di farli interagire con Andrea e la sua “diversità”. Sono molte le “diversità” in questo libro: oltre a quella ovvia di Andrea e degli altri ragazzi oggetto di “sostegno", ci sono i ragazzini immigrati alle prese con difficoltà di inserimento, ci sono i “matti” della cooperativa in cui lavora Margherita, c’è Torino e il suo clima gelido e ci sono le mille piccole cose quotidiane con cui Emma si confronta per la prima volta.

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