L'imperatore della Cina

L'imperatore della Cina
Ce l’aveva messa tutta il nonno a mantenere la sua salute: ostentava orgoglioso e beffardo la sua longevità, insisteva sui piccoli problemi dei giovani nipoti. Addirittura aveva finito per attentare in più occasioni alla loro stessa vita, in maniera attenta e poco esplicita certo, ma episodi come l’improvviso spegnimento della luce mentre Keith scendeva le scale della cantina avevano rappresentato un segnale poco rassicurante di questa malsana volontà. In ogni caso anche la sua salute ferrea e secolare aveva iniziato a mostrare i primi segni di cedimento: per questo i tre nipoti avevano optato per un regalo, un ultimo viaggio da fare in loro compagnia. Anzi, in compagnia di uno solo di loro, Keith, il quale tra l’altro ha iniziato una relazione con l’ultima compagna del nonno, l’ambigua e accattivante Franziska. Sta al nonno scegliere la destinazione: la Cina. Lontananza a parte - la sgangherata famiglia vive in Germania - la cosa più strana è che il nonno è convinto di poter partire in macchina, guidando, alla sua veneranda età. Ma le sue pazzie non riescono a concretizzarsi: il nonno muore prima di intraprendere quest’ultimo viaggio. Il nostro Keith a questo punto decide di partire da solo, in  un viaggio “virtuale”: si rifugia sotto la sua scrivania, senza rispondere al telefono e da lì scrive lunghe lettere ai familiari descrivendo la Cina e le sue meraviglie...
Un nonno ben lontano da quello che il nostro archetipo ideale, un nipote altrettanto strano e tormentato, una donna finita in mezzo ai due, un viaggio non viaggio che grazie al potere della parola sembra ancora più reale di uno compiuto sul serio: sono questi gli ingredienti del successo de L’imperatore della Cina, un romanzo divertente e dissacrante in cui vera protagonista è senza dubbio la fantasia. È grazie ad essa infatti che Keith riesce a “fregare” parenti e fidanzata o presunta tale e grazie ad essa la narrazione si fa avvincente e dinamica pur partendo da una situazione totalmente “statica”, come quella che vive il nostro narratore, auto-obbligatosi a passare le giornate accucciato sotto una scrivania. Descrizioni pregnanti, voli pindarici tra paesaggi meravigliosi, città confusionarie e rumorose si alternano ai resoconto di liti e discussioni tra nonno e nipote, pane quotidiano di questa particolare famiglia. Il tutto condito con un’ironia fresca e una capacità affabulatoria da non sottovalutare.

Leggi l'intervista a Tilman Rammstedt

Pubblicità

 

Pubblicità

 

 

 
 
 
 
Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER