L'impronta del gatto

L'impronta del gatto
Nella Milano degli anni trenta, nel cortile di un condominio popolare, il corpo di un giovane miliardario venezuelano giace in una pozza di sangue. Coloro che effettuano il ritrovamento, essendo coinvolti nel gioco d'azzardo clandestino, pensano che sia più saggio spostare quel corpo da lì il prima possibile e decidono di portarlo nei pressi della abitazione della vittima stessa. Nel frattempo un gatto, appartenente ad un avvocato residente anch'esso nel caseggiato del primo ritrovamento, rientra in casa con le zampette sporche di sangue: il caso vuole che il suo padrone, grande appassionato di gatti, sia anche un caro amico del commissario della Mobile milanese De Vincenzi, che, assunto l'incarico dell'indagine, si mette subito al lavoro per cercare, con il suo acume e sfruttando abilmente l'opportunità offerta dal caso, di ricomporre il filo logico degli eventi e scoprire il colpevole il prima possibile...
Il consolidato interesse dei lettori italiani nei confronti della letteratura gialla prodotta nel nostro paese, oltre ad aver portato ai vertici delle classifiche di vendita (un tempo dominate, Camilleri a parte, soprattutto da stranieri) autori come Lucarelli, De Cataldo, Carlotto e molti altri, ha avuto il merito di favorire la riscoperta di alcuni capisaldi italiani del genere, come Giorgio Scerbanenco, nume tutelare per molti degli autori contemporanei, e più recentemente Augusto De Angelis (Roma 1888), vero e proprio capostipite e precursore del genere in Italia. Giornalista e scrittore durante il ventennio fascista, De Angelis farà in tempo a scrivere prima della sua morte (avvenuta nel 1944 a cause dalle percosse subite durante un'aggressione successiva alla fine della sua detenzione per sospetto antifascismo) poco più di quindici romanzi, in massima parte dedicati alle indagini del commissario De Vincenzi. Questo poliziotto sensibile e dalle grandi doti umane fu sicuramente in anticipo sui tempi in quanto De Angelis, seppur limitato dalla censura del regime (che imponeva nomi stranieri per i personaggi che si macchiavano di delitti) e costretto ad evitare riferimenti politici o di critica sociale, tratteggia la sua figura non come quella di un 'commissario di ferro' (come probabilmente ci si sarebbe aspettati in epoca fascista) bensì come un poliziotto votato più a comprendere le ragioni che stanno dietro ad un determinato crimine piuttosto che esclusivamente concentrato a punire i colpevoli in maniera esemplare. Queste caratteristiche 'moderne' hanno indubbiamente contribuito alla riscoperta del commissario De Vincenzi sia negli anni settanta, periodo in cui fu interpretato con successo sul piccolo schermo da Paolo Stoppa, che ai giorni nostri grazie all'intuizione del critico Beppe Benvenuto e della casa editrice Sellerio che, dal 2001 ad oggi, ha ristampato sei dei suoi romanzi, tra cui “L'impronta del gatto” oggetto di questa recensione. Un'operazione che si conferma davvero molto gradita vista l'elevata qualità letteraria di questo romanzo di De Angelis, che, a dispetto dei quasi settant'anni che ci separano dalla sua stesura, emerge in tutta evidenza durante la lettura del libro, riuscendo ad avvincere il lettore dalla prima all'ultima pagina e risultando quindi imperdibile per gli appassionati del genere.

 

 

 

 
 
 
 
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