L'intoccabile

L'intoccabile
Marisa è una bambina fortunata ad essere circondata da una famiglia immensa, in una casa che sembra un porto di mare. Gente che entra, gente che esce, la nonna sempre intenta a cucinare ogni sorta di leccornia calabrese dal primo al dolce passando per i contorni. Una famiglia come tante che a cavallo tra la fine degli anni Sessanta ed i primi anni Settanta sbarca a Milano dal profondo sud. Apparentemente una famiglia normale. Se non fosse per l’attività che svolge. Soprattutto la nonna, la “Signora Maria”. La signora Maria è, precisamente, Maria Serraino, della omonima cosca che nel quartiere San Sperato di Reggio Calabria ha un dominio incontrastato. A Milano la donna si fa strada senza guardare in faccia nessuno; corrompe le divise (di qualsiasi colore e settore) a suon di stecche di Malboro, rolex, droga. Parte dalla piccola ricettazione in piazza Prealpi, suo quartier generale e zona franca all’interno della quale non esiste, non può esistere, concorrenza. La sua attività cresce, smercia di tutto dagli orologi alle capre. Merce rubata, s’intende, che nasconde ovunque in casa propria ed in quella dei vicini conniventi. Le pistole finiscono nei pacchi di pasta o dietro i battiscopa; i soldi, involtolati in buste di nylon, incastrati col cibo nel congelatore. Non c’è nulla a cui non possa arrivare Maria Serraino, non ha peli sul cuore, non si fa scrupoli ad ordinare esecuzioni sommarie. Ha ai suoi piedi una coorte infinita di soldati e affiliati. Marisa è la figlia di Emilio Di Giovine, figlio a sua volta della Signora Maria. Con la diletta madre Emilio, piacione e intraprendente tombeur de femmes, fa la sua personale scalata al potere passando con disinvoltura dalla ricettazione spiccia al traffico internazionale di armi e droga. Di tutto questo, Marisa scorge solo il prodotto finale: i soldi, la bella vita, le automobili di grossa cilindrata cambiate ogni due settimane, le vacanze nei posti chic, gli hotel sfarzosi. Lavorata ben bene, Marisa è un ingranaggio fondamentale durante la latitanza di suo padre: una bella ragazza bionda, dal forte accento inglese (sua madre è inglese, di Blackpool), che gira indisturbata per gli aeroporti di mezzo mondo ed attraversa in scioltezza le dogane tra Italia, Francia, Svizzera e Spagna imbottita di milioni di lire. La corriera del denaro sporco dei Serraino-Di Giovine, scala indisturbata i vertici ed è come se la sua voce fosse quella di suo padre Emilio. Indiscutibile. Si rende finalmente conto della provenienza dei soldi con cui paga i suoi bagordi ed ha finalmente chiara l’attività della sua famiglia. Poco importa. La nuova rampolla fa appena in tempo ad assaporare l’ebrezza del comando, il sottile piacere che da appartenere ad una famiglia potente che della sua vita e della sua attività dovrà ben presto rendere conto alla legge. Lei, come tutta la sua famiglia, arrestata ed imprigionata per un numero complessivo sconvolgente di anni...
Non una grandissima prova di stile narrativo, questa confessione fiume della Merico. Forse non era nemmeno questo l’intento; forse era più voglia di vuotare un sacco diventato fin troppo pesante. Spesso però la formula narrativa diventa capziosa, ai limiti di una sindrome di Stoccolma improvvisa di cui ci si accorge solamente una volta che ci si è dentro al completo. I ricordi che circondano Maria Serraino sono quelli di una nonna premurosa e attenta, che fa sua, da buona donna calabrese, l’arte culinaria e sviscera un amore scandaloso per la nipote e per la famiglia nel suo complesso. Ma stiamo parlando di una donna terribile, una delle teste più spietate che la ‘ndrangheta abbia esportato al nord. Così come stiamo parlando di suo figlio, Emilio Di Giovine, altrettanto spietato ed ossessionato dalla scalata al potere, ai soldi. L’immagine edulcorata che la Merico da della sua famiglia, si sgretola impietosamente davanti alla crescita smisurata di un crimine che per farsi strada ammazza e corrompe. Tipica mentalità mafiosa. Tipico atteggiamento ‘ndranghetista. Allora scatta subito un’altra riflessione. Finalmente. Sì, finalmente si scrive che la mafia al nord non è roba da anni Novanta. Il solco era stato tracciato molto, ma molto prima. In quegli anni Settanta, in Piazza Prealpi. Alla faccia di chi si sentiva esente da una gramigna che ha messo radici ovunque. Indistintamente. Non un libro irresistibile, allora, se non per questo particolare fondamentale che in qualche modo ne salva le sorti in extremis. Un tassello ulteriore nel grande mosaico della storia ‘ndranghetista per chi è curioso e vuole saperne di più. Una irresistibile strategia di marketing che sbanca per chi ha capito già da tempo che puntare sui libri di mafia fa bene alle vendite.

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