L'invenzione dell'Africa

L’invenzione dell’Africa
Esiste una filosofia africana? Sarebbe una bella domanda da porre ai filosofi occidentali, convinti tendenzialmente che la filosofia, quella con la “F” maiuscola, sia nata in Grecia e si sia sviluppata in Europa per approdare solo dalla meta del ‘900 negli Stati Uniti d’America e in Australia. Il continente asiatico è ormai stato incluso anch’esso all’interno della dimensione speculativa, basti pensare a quanti, pur non essendo filosofi, conoscono il pensiero Buddhista o Taoista. Ma l’Africa? Si pensa anche in Africa? Sembrano domande banali, ma non lo sono. Missionari e antropologi occidentali hanno contribuito a trasmettere un’idea del pensiero africano come di un pensiero tribale, poco sviluppato, avulso al mito e alla credenza poco ponderata nel sovrasensibile. Ma è davvero possibile che non sia esistita una filosofia africana degna di essere esplorata epistemologicamente? Umilmente è possibile iniziare un percorso che ci porti verso il cuore filosofico dell’Africa, ma attenzione, non deve interessarci il contributo alla filosofia occidentale (analitica o continentale) da parte di africani, ma il contributo e la costruzione della filosofia africana da parte degli africani stessi, alla ricerca del loro “africanismo”, alla ricerca dell’invenzione dell’Africa...
Proprio L’invenzione dell’Africa è il titolo di un meraviglioso saggio di Filosofia scritto da Valentin Y. Mudimbe, professore di Lingue Romanze e Letterature Comparate presso la Duke University, un volume nato quasi per caso, per fare il punto sulla filosofia africana. Il testo è un lavoro critico che verte sulla gnosi (ricerca del sapere) della speculazione del “continente dimenticato”, nella sua analisi di un movimento carismatico. Prima di Mudimbe, lo studio dell’africano come filosofo, verteva su una sorta di confronto con la figura equivalente in occidente, e questo è ovviamente sbagliato e fuorviante. La prospettiva inaugurata da L’invenzione dell’Africa è completamente nuova ed antropologicamente onesta soffermandosi, come si deve, sullo studio dell’Africa dal punto di vista dell’Africa. L’obiettivo, ambizioso, che più dovrebbe incantare il filosofo occidentale, è quello di mettere in discussione gli ambigui contatti della filosofia con discorsi non filosofici che sfociano nelle scienze sociali . Da un punto di vista metodologico Mudimbe cerca un contatto con Focault che ebbe a dire (1966) “il discorso in generale, e il discorso scientifico in particolare, è una realtà talmente complessa che non solo possiamo, ma dobbiamo avvicinarci a livelli differenti e con metodi differenti”, ed è per questo motivo che questo saggio percorre “archeologicamente“ il tema della progressiva costituzione di un sapere africano, che porti all’ “africanismo”.  Questo testo è indirizzato a tutti i filosofi umili e onesti intellettualmente, pronti ad aprirsi a nuove frontiere della conoscenza, ma anche a tutti i curiosi che, per una volta, hanno voglia di ricordarsi che nel mondo esiste anche un altro continente, non solo geograficamente ma anche e soprattutto, antropologicamente. “Sapere aude”. Osate anche voi!

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