L'isola del giorno prima

L'isola del giorno prima
Estate 1643. Il giovane marinaio piemontese Roberto de la Grive durante una formidabile tempesta a sud dell'Equatore viene sbalzato di bordo dal veliero Amarilli. Aggrappato a una tavola di legno senza nemmeno saper nuotare, incoccia miracolosamente dopo poche ore in un'altra nave, la Daphne, un fluyt olandese all'ancora al largo di un lembo di terra ignota, forse un'isola. Ma salito a bordo, Roberto si accorge che la nave è deserta, anche se la stiva è ricolma di esemplari vegetali e animali ancora vivi, la cambusa è ben fornita di viveri e tutto è in perfetto ordine, come se l'equipaggio fosse stato ai suoi posti fino a poche ore prima. Nel diario di bordo scritto in fiammingo, il naufrago decifra qualche accenno alla peste – lui ormai è immune avendola contratta anni prima ed essendo sopravvissuto – ma a bordo non c'è traccia di cadaveri. Più passano le ore e più si convince che sulla nave assieme a lui ci sia un'altra persona, nascosta chissà dove, che lo osserva con occhi malevoli. O forse è un suo doppio, il fratello 'oscuro' che ha sempre fantasticato di avere? Roberto inizia a scrivere lettere alla sua amata lontana, e le racconta la sua strana esperienza ma anche il suo passato. A partire dall'esperienza che ha cambiato la sua vita: l'assedio di Casale Monferrato del 1630, nel quale aveva combattuto assieme al padre a fianco dei francesi e contro gli spagnoli. In quei giorni sanguinari aveva scoperto la morte, la paura, la battaglia, l'onore, l'assurdo galateo militare di quei tempi, le tattiche politiche, l'amore e persino l'anticlericalismo e l'ateismo allora di gran moda in Francia...
Dopo Il nome della Rosa, Umberto Eco torna al romanzo storico, ancora partendo dall'artificio narrativo di un manoscritto ritrovato (artificio che in questo caso però nuoce alle prime pagine del romanzo, rese macchinose e a tratti persino scostanti da un procedere troppo metaletterario), ancora con un romanzo di formazione con al centro un giovane protagonista che vede entrare in crisi il suo sistema di valori (là Adso, qui Roberto), ancora indulgendo in uno stile fiorito, massimamente denso di riferimenti, citazioni, espressioni colte. Il momento storico nel quale è ambientata la vicenda – quasi tutta in flashback, peraltro – è il XVII secolo delle grandi svolte culturali e filosofiche, l'inizio della crisi delle monarchie, l'alba della scienza moderna. Eco descrive con arguzia i tormenti spirituali e intellettuali di un uomo a metà del guado, rampollo della nobiltà di provincia (e quindi ostaggio del passato) e al tempo stesso giovane testimone di luoghi e fatti mirabolanti (e quindi proiettato nel futuro). Ma racconta anche – semplicemente? - la storia “di un innamorato infelice, condannato a viver sotto un cielo esagerato”.

Pubblicità

 

Pubblicità

 

 

 
 
 
 
Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER