Lissy

Lissy

Alto Adige, 1974. Marlene ha paura. Ha ventidue anni, gli occhi blu e un neo che segna i confini del suo sorriso. È spaventata perché sa che ciò che sta facendo le può costare la vita. “Mordi, mordi, rosicchia, la mia casetta chi rosicchia?”: la filastrocca di Hänsel e Gretel le riecheggia nella testa mentre sta per cambiare per sempre la sua vita. Si trova davanti a una cassaforte di cui conosce la combinazione: uno, tre, due, quattro. Un gioco da ragazzi e davanti a lei si para un tesoro: soldi, una pistola, documenti che inchioderebbero molte persone. Zaffiri. Ha poco tempo, Marlene, per far perdere le proprie tracce, per fuggire da suo marito Robert Wegener, per tutti Herr Wegener, un uomo pericoloso davanti al quale tutti si tolgono il cappello e che ha costruito la propria carriera attraverso “intimidazioni, contrabbando, agguati e omicidi”. Prende la Fiat 130, poi la cambia con una Mercedes W114 color panna dalla targa pulita. Ha un piano ma a un certo punto l’ansia e la paura la inducono a prendere una strada secondaria tra le montagne, in mezzo a una fitta neve. Frena, l’auto sbanda, perde aderenza e inizia a volare, concludendo la sua corsa in un precipizio. Marlene ha solo il tempo di dire una parola: Klaus. Nel frattempo Herr Wegener ha scoperto tutto. Ha iniziato a cercare sua moglie, a indagare. Ha occhi e orecchie dappertutto e lei non può essere andata lontano. Gli zaffiri che lei ha preso, poi, sono di vitale importanza, lo strumento per arrivare al Consorzio, un’organizzazione criminale potentissima. Ma Marlene non si trova e a Wegener non resta che assoldare l’unico in grado di trovarla: l’Uomo di Fiducia. Intanto la donna si è miracolosamente salvata. È stata trova nelle lamiere da Simon Keller, un Bau’r, un contadino solitario ‒ figlio di Voter Luis, un Kräutermandl che gli ha insegnato tante cose ‒ un vero e proprio signore della montagna. Simon l’ha portata nel suo maso e l’ha curata con le erbe. È qui che, dopo essersi ripresa, Marlene conosce Lissy…

Inquietante. Dopo La sostanza del male – romanzo d’esordio che ha incontrato un enorme successo – lo scrittore bolzanino Luca D’Andrea torna con una favola nera, un thriller che assume i contorni oscuri del noir e le fosche tinte dell’horror à la Stephen King. Lissy è un racconto malato, ambientato negli anni Settanta e in un Sud Tirolo in cui la montagna diventa luogo ostile, malvagio, mortifero; un romanzo che declina in diverse forme il male, l’amore deviato, la paura, la morte. La scrittura di D’Andrea è densa e crea un effetto estremamente alienante con un plot che sconcerta il lettore, costruito attraverso una serie di personaggi che vengono tratteggiati magistralmente a livello psicologico e che vengono approfonditi attraverso il loro passato. Più ci si addentra nei meandri della lettura, quindi, più si avverte la sensazione di affrontare un incubo, di trovarsi davanti a un velo che nasconde una verità terribile, disarmante. Senza tralasciare l’importanza di un’ambientazione fredda, tetra, inospitale, in cui campeggia la figura di Simon Keller, un personaggio attraverso il quale ci si addentra nel mondo dei masi, delle stube, dei Bau’r, dei Kräutermandl e dei Voter. E poi c’è Lissy. Il fulcro dell’interna narrazione. Un mistero che solo leggendo le pagine di questo romanzo affascinante e completo si potrà svelare.



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