Little China Girl

Little China Girl

Un video mostra una giovane donna immigrata che viene barbaramente uccisa. Il filmato snuff è nelle mani di Zio Hu, un boss della mafia cinese che nella periferia di Firenze spadroneggia da tempo, ricattando, minacciando e intessendo una fitta rete di affari tanto pericolosi quanto proficui. Nella rete a maglie larghissime del mafioso è finito anche Alessandro Onofri, ex videoreporter di guerra, legato alla comunità cinese locale per debiti di gioco. Debiti che lo rendono più che ricattabile. Zio Hu lo chiama e lo riceve nel suo magazzino che è soprattutto la sede operativa dei suoi traffici, proprio per mostrargli il filmato della giovane crudelmente assassinata e gli chiede di indagare per conto della comunità cinese perché ogni altra interferenza o indagine da parte della polizia o delle forze dell’ordine italiane, ovviamente, non è gradita. Alessandro sa che non si può rifiutare ma comprende anche immediatamente la pericolosità che un incarico del genere comporta. La sua indole di cronista di inchiesta, però, è troppo forte e lo spinge a inoltrarsi in un mondo pressoché sconosciuto e inaccessibile agli altri occidentali. Un mondo oscuro, difficile, sanguinario, quasi una sorta di dark web a cielo aperto. Chi voleva morta la giovane immigrata? Cosa sapeva di così pericoloso? È tutto un grande mistero, perché lo stesso potentissimo Zio Hu e la sua risma di malviventi ne ignorano e il movente e l’assassino. Allora, sono tutti in pericolo?

Quando si arriva a Osmannoro, estrema periferia ovest di Firenze, si comprende che tra magazzini commerciali, riveditori di automobili, locali di ristorazione per impiegati e centri commerciali, in realtà, a farla da padrone sono ormai tutti i laboratori della comunità cinese. Alcuni legali, altri solo un po’, altri del tutto clandestini. Osmannoro come Prato parla cinese, ormai, in ogni sua forma e i fiorentini e i toscani del luogo invece di adirarsi, porsi domande o fare finta di infastidirsi hanno scelto da tempo di infischiarsene e basta. I cinesi ci sono e se la sbrigano tra loro. E i cinesi, da parte loro, si guardano bene, da sempre, di aprire il loro mondo a tutti gli “altri”. Per questo motivo, Little China girl di Massimiliano Scudeletti non è solo un romanzo di genere ma qualcosa di più profondo che lascia il lettore sgomento non solo per la narrazione a tratti cruenta e feroce e per la determinazione ossessiva dei protagonisti ma soprattutto perché gli apre un mondo sconosciuto, sotterraneo, oscuro di cui molti parlano ma quasi nessuno sa nulla di specifico e concreto. La trama del romanzo di Scudeletti, invece, è dinamite pura. È quasi un trip letterario con cui perdersi tra pagine di narrazione serrata e di informazioni su qualcosa che esiste e agisce ma non si conosce. La scoperta della guerra tra la Triade, la mafia comandata dai potenti mandarini, e le Tong, le violente e sanguinarie bande giovanili discopre un mondo sotterraneo che effettivamente deve far paura. Una parte della provincia italiana lasciata a sé stessa e perciò doppiamente letale. Massimiliano Scudeletti condisce il tutto con uno stile colto e un linguaggio all’altezza della trama e che donano a Little China girl la rifinitura necessaria per renderlo un lavoro letterario tra i più originali degli ultimi anni.



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