Little girl lost

Little girl lost
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Aprendo il Daily News e leggendo il titolo “Spogliarellista assassinata” tutto ti aspetteresti meno che di vedere una vecchia foto della tua fidanzatina dei tempi del college, quella che ti aveva regalato i primi batticuore e i primi brividi, quella che hai perso di vista 10 anni fa, la classica brava ragazza con l’apparecchio ai denti che stava per iscriversi a Medicina in qualche università del Midwest. E’ quello che succede a John Blake, giovane investigatore privato di New York. Nella vita reale i detective fanno indagini tributarie per conto delle aziende o scavano nella vita privata della gente, non si occupano di omicidi. Tenta di ricordarlo a John il suo capo, l’ex poliziotto Leo: ma il ragazzo non sente ragioni, vuole scoprire cosa è successo a Miranda Sugarman, chi le ha sparato un colpo alla nuca sul tetto di uno strip club di quart’ordine e perché. Per capirlo, John dovrà esplorare il mondo pieno di squallore dei locali per soli uomini in compagnia della stripper siliconata Rachel Firestone, affrontare gli orrori della malavita sfidando le ire dello spietato boss Murco Khachadurian e soprattutto dovrà scavare in un passato sconosciuto, pieno di segreti, violenza e dolore...
Richard Aleas è lo pseudonimo di Charles Ardai (un anagramma del proprio nome che ricordi il termine ‘alias’ mi pare il massimo della vita, no?), boss del provider internet Juno e più recentemente editore della serie di paperback Hard Case Crime, una collana di tascabili dalle copertine sgargianti che cerca di rinverdire i fasti delle riviste pulp di mezzo secolo fa. Se pubblica tanti romanzi come questo, l’obiettivo è a portata di mano: un protagonista fuori dai canoni del genere (immaginate un Elijah Wood nemmeno trentenne timido e pericolosamente incline alla malinconia alle prese con papponi, picchiatori, drogati e assassini), la rilettura dei cliché che hanno reso il noir classico un genere amato universalmente, quel tanto che basta di sfumature erotiche e romance, una scrittura tesa e senza fronzoli capace di tenere la tensione a un livello costante. Non un romanzo sorprendente, forse, ma un ottimo romanzo. Il coinvolgimento sentimentale del protagonista nell’indagine dona al plot una marcia in più e rende il doppio colpo di scena finale (non del tutto sorprendente) e la conseguente (questa sì, davvero scioccante) scelta del detective una vera mazzata emozionale che echeggia nella nostra testa ben oltre la lettura dell’ultima parola. L’hard-boiled è tornato, ed è qui per restare.

 

 

 

 
 
 
 
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