Livia

Livia

La prima first lady della storia, con buona pace degli americani, è stata una matrona romana nata il 30 gennaio dell’anno 58 a.C., una donna di estrazione aristocratica, in quanto figlia di Marco Livio Druso Claudiano, celebre esponente dell’ormai declinante nobilitas senatoria romana costretto a togliersi la vita dopo la disfatta di Filippi dove ha combattuto al fianco dei cesaricidi Bruto e Cassio. Prima di diventare la fedele e temuta compagna di Ottaviano Augusto, Livia Drusilla Claudia ha conosciuto l’onta e i pericoli dell’esilio insieme con il primo marito, il cugino Tiberio Claudio Nerone, un patrizio appartenente a sua volta alla schiera dei congiurati da cui è nato il figlio Tiberio, futuro erede di Ottaviano. L’Imperatore, risultato vincitore della guerra civile, viene irretito dalla malia seduttiva esercitata con rara abilità dalla donna. Costringe il marito a divorziare, la strappa dalle maglie di un destino avverso e la lega a se in un sodalizio matrimoniale e politico che si protrarrà con encomiabile intesa per circa mezzo secolo...

Per avere un’idea attendibile di chi fu veramente Livia dobbiamo prestare maggiore credito a quanto ci viene raccontato a forti tinte negative da Tacito, oppure prendere per buona l’immagine glorificata che emerge dalle testimonianze propagandistiche fiorite in epoca augustea? Lorenzo Braccesi, docente di Storia greca all’Ateneo di Padova e autore di varie pubblicazioni tra cui una dedicata a Giulia figlia di Augusto e una ad Alessandro il Grande, appare persuaso in questa nuova biografia che entrambe le versioni concorrano a definire in maniera veritiera la figura della famosa matrona romana. Moglie inappuntabile e compagna indulgente ‒ anche se un po’ noiosa nel suo virtuosismo austero e ostentato ‒ Livia era a ben vedere una donna dalla personalità complessa e dalle aspirazioni velatamente ambiziose. All’atteggiamento Irreprensibile sempre indenne dal pettegolezzo che denotava in ambito privato, fa da contraltare il ruolo da eminenza grigia del principato che seppe condurre con tratti modalità subdole e spietate, denotando di tenere più alla passione per il potere e alla carriera dei figli che non all’amore per Augusto. Il ritratto di Livia che emerge dalla guizzante vivacità narrativa dell’autore è dunque quello di una donna tanto affascinate e riservata, quanto capace di sapere muovere nell’ombra le pedine giuste per conoscere, controllare e influenzare gli avvenimenti politici che ruotavano attorno al marito.



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