Lo chiamavano gladiatore

Lo chiamavano gladiatore

Roma, primo secolo dopo Cristo. Aurelio Cecina ha perso tutto: è come se una frana avesse travolto la sua vita e ora assapora il gusto amaro del fallimento. Perfino Cecilia, la sua donna, non si fa più viva da giorni, dopo che le ha palesato la sua disastrosa situazione economica. Per ben quattro anni, dopo la morte di suo padre, Aurelio ha portato avanti l’odiata attività di famiglia di allestimento e fornitura di suppellettili. Ma non è mai stato portato per quel mestiere e ha iniziato ad accumulare debiti, anche con gente poco raccomandabile. Ora non ha più nulla: gli rimangono solo un fisico statuario e una forza fuori dal comune. Ecco perché ha fatto una scelta drastica. Ha messo il suo corpo e la sua volontà al servizio del lanista Quinto Lentulo Celere. Sarà un gladiatore. Ma la vita nel ludus non è cosa semplice. Viene disprezzato dai compagni e gli allenamenti sono massacranti e feroci. Ha solo una possibilità di riscatto: mostrare le sue doti nei giochi che si terranno a breve. Cento giorni ininterrotti stabiliti dall’imperatore Tito per inaugurare l’Anfiteatro Flavio. Ma per emergere Aurelio Cecina è costretto ad accettare la strana proposta della perfida matrona Clovia Materna. Roma, oggi. Valerio Mattei non ha più un soldo. Un giorno ha incontrato Mirko, un ex compagno di università che gli ha proposto l’affare della vita: rilevare insieme una gioielleria al quartiere Fleming, una zona sicura, piena di gente che spende i soldi. Un sogno. Ha mollato l’ufficio, preso la liquidazione, smobilizzato i fondi d’investimento e ha comprato il negozio. Poi Mirko, che non ha mai messo un soldo nell’impresa, è sparito, continuando a lasciare debiti a Valerio, che si è ritrovato con i creditori alla porta. Praticamente nella merda. Una sera, Valerio si ritrova all’Eur, lungo il vialone che col buio si popola di prostitute. Ne carica una in macchina: si chiama Helena ed è bellissima. Quell’incontro gli cambia letteralmente la vita: Helena non è la solita puttana; è speciale e se ne innamora. Ma rimane sempre una prostituta che ogni sera è costretta ad andare in strada e portare i soldi al suo pappone. Così, dopo aver incontrato il protettore di Helena, a Valerio viene proposta una sola possibilità per riscattarla: dovrà partecipare a dei combattimenti clandestini. In fondo lui è un karateka è ha sempre saputo usare le mani. Ma le cose non vanno bene e inizia a perdere i primi incontri. Fino a quando non scopre, attraverso una sua amica archeologa, un segreto che potrà aiutarlo a diventare praticamente invincibile e che affonda le radici ai tempi dell’Impero romano…

Un titolo che esprime epicità. Lo chiamavano gladiatore è un vero e proprio esperimento narrativo a quattro mani, nato da un maestro del romanzo storico e da un navigato cronista di nera nonché uno dei maggiori scrittori di noir italiani: Andrea Frediani e Massimo Lugli, i quali, un bel giorno, hanno deciso di cimentarsi con un romanzo dalla trama bifronte, creando un’opera originalissima. Da una parte, siamo nel primo secolo dopo Cristo, ai tempi della dinastia dei Flavi: è qui che vive Aurelio Cecina, un patrizio che riesce a far fallire la florida impresa del padre ed è costretto a farsi schiavo e gladiatore. Dall’altra, ai giorni nostri, il pariolino Valerio (patrizio post-litteram si potrebbe dire) cultore del karate kyokushin, si trova ad affrontare un disastroso fallimento economico e per amore si vede costretto a entrare nel torbido mondo dei combattimenti clandestini. Due vicende analoghe, divise da due millenni di storia, che in comune hanno la caduta, il tentativo di riscatto, la lotta, il sangue, la polvere, il dolore. Frediani, con la sua solita maestria, ci racconta attraverso una narrazione al passato una Roma in cui vivono lanisti, gladiatori e ricche matrone che si appartano con i loro campioni preferiti; un’Urbe che sta cambiando radicalmente e che si appresta a vivere i celeberrimi cento giorni di ludi gladiatorii proclamati dall’imperatore Tito per inaugurare l’imponente anfiteatro che porta il nome della sua dinastia e che passerà ai posteri col nome di Colosseo. Lugli, con una trama al presente, ci conduce nella Roma di oggi, nelle strade in cui di sera inizia la processione di auto in cerca di piacere fisico a buon mercato; nel torbido universo delle lotte clandestine, preda succulenta della criminalità; in una città sotterranea, luogo di loschi traffici. Il risultato è un romanzo sorprendente, crudo e violento, che lascia l’amaro in bocca perché mette a nudo le storture di due società lontanissime ma maledettamente simili, il lato oscuro di due protagonisti alla ricerca di un riscatto folle e disperato.

LEGGI L’INTERVISTA AD ANDREA FREDIANI E MASSIMO LUGLI



0
 

 

 
 
 
 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER