Lo Hobbit e la filosofia

L’evoluzione del personaggio di Bilbo Baggins all’interno de Lo Hobbit è palese. All’inizio della storia è un hobbit come gli altri, amante della comodità e del buon cibo e la sua esistenza scorre tranquilla, scandita dalla routine quotidiana. La scelta di seguire i Nani fino alla Montagna Solitaria lo trasforma, fino a farlo diventare un individuo coraggioso e saggio. Capace di adattarsi alle situazioni e affrontarle con pazienza. Bilbo è l’esempio di come persone ordinarie siano capaci di realizzare grandi cose. E l’avventura è il mezzo con cui porta avanti la propria crescita personale. In lui coesistono due nature: da una parte c’è l’influenza materna della famiglia Tuc, con i suoi avi amanti delle avventure e senza paura dei rischi, dall’altra quella paterna dei Baggins, rispettabili e tranquilli. Nella comunità Hobbit persino fare una passeggiata in orari non consoni è segno di frivolezza. Il conflitto interiore di Bilbo è evidente agli occhi di Gandalf, che intravede in lui il desiderio di esplorare il mondo, frenato dall’ambiente in cui è cresciuto. Come ha acquisito saggezza il giovane hobbit? La saggezza deriva da una “profonda conoscenza dell’esistenza”, che comporta la comprensione di sé e l’ampliare le proprie esperienze attraverso la scoperta del mondo. La sofferenza e le prove affrontate portano Bilbo a capire che “vi sono anche preoccupazioni maggiori e valori più elevati”. Al principio è indolente e avido, parte coi Nani allettato dai racconti sul favoloso tesoro della montagna, ma anche questo aspetto del suo carattere muta: diviene compassionevole e generoso. Nelle opere tolkieniane non è l’unico personaggio che affronta un’evoluzione morale mutando la propria scala di valori, accade anche a Thorin, Pipino e Boromir. È un tema ricorrente e significativo. Luci e ombre coesistono, così il cambiamento e la stabilità. La caduta dell’anima ha inizio quando, concretizzato un desiderio, ci si concentra sul possesso, ci si aggrappa alle cose. Ne è simbolo la “malattia del drago” che colpisce chi si impossessa del tesoro. All’interno del carteggio tolkieniano si parla di “passaggio dall’innocenza alla rovina”. Tradire la nostra natura, che tende all’equilibrio e all’armonia, comporta risultati nefasti. Bramare e possedere portano sofferenza e schiavitù verso l’oggetto dei nostri desideri. La salvezza è legata alla capacità di liberarsi dell’attaccamento e il segreto è nel distaccarsi dalle cose…

Il volume a cura di Gregory Bassham, direttore del Dipartimento di Filosofia del King’s College della Pennsylvania, e Eric Bronson, professore alla York University di Toronto, è definito dagli stessi “un libro scritto per i fan di Tolkien da fan di Tolkien”. E gode della collaborazione di numerosi studiosi e ricercatori. L’idea rientra nel progetto di spiegare e divulgare concetti filosofici complessi in modo semplice, attraverso libri celebri e in generale la cultura pop. Molti capitoli del saggio hanno in esergo una citazione che introduce l’argomento trattato. L’ideale è aver letto Lo Hobbit prima di affrontare il saggio o leggerli insieme, così da verificare passo, passo le varie analisi, utili alla comprensione dei temi trattati. Si parla del valore educativo del camminare, di virtù e umiltà, di cupidigia e materialismo, guerra, arte, gioco, tecnologia e cosmopolitismo, l’importanza morale della fortuna e del libero arbitrio. Tutto questo attraverso le avventure di Bilbo Baggins, dei Nani e del drago Smaug? Ebbene sì, basta lasciarsi guidare dalla filosofia e dai concetti elaborati nel corso dei secoli da Aristotele, Seneca, Boezio, Buddha, Kant, Tommaso d’Aquino, Thoreau, Appiah e altri. Non temete, non si tratta di un testo ostico, interessante solo per gli addetti ai lavori, lo stile semplice e chiaro con cui sono presentati i diversi concetti lo rende accessibile a chiunque. Certo, possono esserci temi più o meno complessi, argomenti più o meno graditi (personalmente il capitolo dedicato al cosmopolitismo è quello che preferisco), ma nel complesso Lo Hobbit e la Filosofia costituisce di per sé una nuova avventura nel mondo tolkieniano e l’argomento è trattato davvero con cura e passione. Un approccio non nuovo per Bassham e Bronson, che hanno già curato il volume dedicato al Signore degli anelli e alla filosofia. Per chi ama il complesso mondo della Terra di Mezzo, questo libro è un tassello importante, imperdibile.

 


 

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