Lo scalpellino

Lo scalpellino
Non è la sua nassa piena di aragoste che Frans Bengtsson vede risalire dalle acque agitate al largo di Fjällbacka. È una mano bianca, la mano di una bambina annegata con i lunghi capelli incollati al viso. Si chiamava Sara e l’autopsia rivela che non è affogata in mare ma in una vasca da bagno. Nei suoi polmoni il medico legale ha trovato acqua dolce con residui di bagnoschiuma e sul collo si vedono dei lividi, come se qualcuno le avesse immerso la testa a forza. La cosa strana è che nello stomaco è stata trovata della cenere ed è probabile che Sara sia stata costretta ad inghiottirla dalla stessa persona che poi l’ha uccisa. Va a Patrik Hedström l’ingrato compito di far luce sull’omicidio in quella comunità dove tutti si conoscono, molti praticano quotidianamente lo sport del gossip e alcuni si esprimono l’odio reciproco a suon di denunce al commissariato. L’indagine lo turba in modo particolare visto che è diventato padre da poco e può ben immedesimarsi nello strazio dei genitori della bimba assassinata. Quando sua figlia Maja viene sottratta dalla carrozzina in cui stava dormendo per poi essere lasciata di fronte a casa con la tutina sporca di cenere, è chiaro che quell’azione assurda ha un nesso con l’omicidio di Sara. E che dietro a quella brutta storia c’è una mente molto disturbata...
Accanto al poliziotto Patrik naturalmente c’è la sua compagna Erica Falck, che al momento ha messo fra parentesi l’istinto investigativo dei due volumi precedenti per dedicarsi a tempo pieno al compito di mamma. Che è ben lontano dall’essere tutto rose e fiori. Con i chili di troppo lasciati dalla gravidanza, i cerchi scuri sotto gli occhi di chi da un pezzo non dorme come si deve, le notti passate a ninnare e ad allattare, la frustrazione di essere legata a filo doppio a quel fagottino dall’ugola potente e dal sonno difficile, Erika non è propriamente il ritratto della felicità, al contrario di ciò che vorrebbe l’immarcescibile retorica della maternità come apice della gioia femminile. In tutto il libro del resto, sotto il plot propriamente giallo, scorre una sottotraccia che porta a riflettere sul ruolo materno e sul senso di inadeguatezza o di rifiuto rancoroso che può suscitare in una donna piuttosto che in un’altra. E proprio in una maternità del passato, subita con rabbia furibonda, ha origine la concatenazione di eventi che porta, tassello dopo tassello, fino al delitto consumato nel presente. Anche questa volta, come ne Il predicatore, il racconto procede seguendo due piani temporali differenti che arrivano a confluire nella spiegazione del caso, svelando man mano antiche colpe e foschi drammi famigliari. Camilla Läckberg si dimostra sempre più abile nello scandagliare le psicologie dei suoi personaggi e nel tratteggiare le meschinità che affliggono la piccola località turistica dove soggiornava Ingrid Bergman quando era in Svezia: un luogo idilliaco per i vacanzieri estivi ma piuttosto velenoso per i residenti. A poche righe dalla fine, dopo la positiva soluzione dell’inchiesta, una telefonata annuncia a Erica e Patrik un nuovo crimine che li riguarda da vicino. Un colpo di creatività (e di marketing) che non manca di suscitare aspettative, facendo sperare nella rapida pubblicazione della prossima puntata di questa fortunata serie.

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