Lo schermo trema

Lo schermo trema
La storia del cinema italiano è strettamente legata alla storia della letteratura di Sicilia. Da questo assunto parte la lunga disamina del libro che prende in esame opere e figure della letteratura siciliana tra Otto e Novecento e ne indaga le relazioni con il cinema italiano delle origini. Non tutti immaginano – se non gli addetti ai lavori – che le figure di Luigi Capuana, di Pirandello o di Giovanni Verga siano strettamente legate al cinema italiano degli esordi. La letteratura cinematografica italiana a soggetto ha inizio proprio con la trasposizione sullo schermo della verghiana Cavalleria rusticana nel 1901: un ‘muto’ d’autore che, però, diede avvio al primo lungo contenzioso sui diritti d’autore nonché ad un lungo cursus di luoghi comuni sulla sicilianità e sulla Sicilia. Di questi luoghi comuni, adattati a tempi e costumi differenti nel corso del secolo XX, sembra nutrita l’intera storia successiva del cinema italiano su testi di letteratura siciliana. È del 1910, ad esempio,  la prima storia fosca di carattere regionale, La Baronessa di Carini che, nel raccogliere in sé tutti gli elementi del più elementare e discutibile cliché siciliano avvia una tradizione che ne vedrà riprodotta la storia, sullo schermo (fino alla recentissima serie TV del 2007), a più riprese. Gli anni d’esordio del cinema italiano su opere di letteratura siciliana, sono anche quelli in cui emergono figure e profili destinati a segnare indelebilmente la trama di relazioni tra letteratura, teatro e cinema in Sicilia: Angelo Musco, Nino Martoglio solo per citarne due. Sul filone del cliché siciliano, poi, si inaugura, insieme al filone ‘neorealista’, anche quello di una sorta di ‘neorealismo rosa’: come dire, da una parte, il tandem Verga-Visconti, che avrà propaggini successive in Sciascia e, poi, nel filone più commerciale dei film di mafia; dall’altro, quello Brancati-Zampa che svilupperà la linea del soft-erotico incarnato da Lando Buzzanca come tipo emblematico di «amatorius siculus»…
La letteratura siciliana ha evidentemente nutrito, sia sul piano tematico sia sul piano linguistico, la storia del nostro miglior cinema e questo libro ne fornisce il giusto compendio critico. Peraltro, contribuendo ad una sorta di raccordo critico in grado di assegnare a cinema e letteratura il giusto peso relativo: senza più inutili sensi di inferiorità  e senza pretese e presunte superiorità dell’uno sull’altra. Ricco nella documentazione e facile nella lettura, infatti, il volume di La Magna evita accuratamente di essere un noioso regesto di stampo accademico sulla storia del cinema a soggetto siciliano, ma si tiene altresì lontano da ogni troppo facile dilettantismo sulla letteratura siciliana: persegue, invece, e raggiunge, un perfetto equilibrio tra divulgazione e scientificità che potrebbe essere da esempio di scrittura per quanti, oggi, vogliano continuare a comunicare argomenti ‘dotti’ ad un pubblico ‘generalista’ senza rinunciare al rigore del metodo ed alla chiarezza del linguaggio.

Pubblicità

 

Pubblicità

 

 

 
 
 
 
Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER