Lo sconosciuto

Lo sconosciuto
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Francia, 1940. La stazione ferroviaria brulica di civili di ogni età: militari, infermiere, tra treni sferraglianti e montagne di bagagli. Ognuno ha un motivo per essere lì, per aspettare un treno: c’è chi vuole scappare, chi vuole proseguire coi suoi affari e chi deve tornare al fronte. È ciò che capita a Claude e François, fratelli separati dalla guerra ma temporaneamente riuniti da una licenza che ha permesso loro di prendere parte al matrimonio della sorella. Seduti in un angolo di quell’angolo di mondo, i due fratelli scambiano le ultime parole prima che un treno li divida, un commento affettuoso sulla sorella, un tentativo di normalità. Ma il maggiore, Claude, è turbato e vuole confidarsi col fratello. Gli chiede qualcosa sul padre, scomparso anni prima quando François era piccolo. La domanda sorprende il ragazzo, che del padre non ha che vaghi ricordi; tutti lo ritengono caduto nella prima Grande Guerra, quindi perché parlarne adesso? Finalmente Claude racconta al fratello di quella missione fatidica: una perlustrazione in un paesino abbandonato lo porta a scontrarsi con un drappello di tedeschi; un agguato, una colluttazione e il soldato nemico giace a terra, morto, ucciso dalla mano di Claude. È la guerra, lo consola il fratello. È la guerra, Claude lo sa. Non è il senso di colpa che lo tormenta, non quel colpo fatale, piuttosto una semplice foto trovata nel portafogli del giovane soldato ucciso. Una foto, e quel dettaglio del mento, così inspiegabilmente familiare…

Della guerra si è detto tutto, della sua atrocità, della sua insensatezza, della sua violenza. Una follia di massa che porta i Paesi l’uno contro l’altro ma gli eserciti di cosa sono fatti, se non di uomini? Uomo contro uomo, fratello contro fratello. Un tema che la letteratura ha esplorato più e più volte per ricordare che non deve accadere mai più. Che succede quando la parola fratello prende il suo significato letterale? Che succede quando la vicenda personale diventa la sostanza stessa di quella globale, collettiva? In questo racconto, parte del più grande Suite française, Némirovsky riporta un episodio piccolo piccolo, un frangente minimo nell’enormità della storia. È ciò che rende queste pagine a tratti spiazzanti: a poche ore dal treno che li porta al fronte, a combattere, a sopravvivere o magari a morire, due fratelli si confidano su un dramma tutto personale, la scomparsa del padre, un dolore apparentemente metabolizzato ma con dei risvolti inquietanti. In parte, perché il sospetto di una verità diversa investe i due uomini in quanto figli, costringendo soprattutto il maggiore a rimettere in discussione il proprio rapporto con il padre; poi perché l’impensabile scenario si apre in un contesto di battaglia e di morte, quanto di più lontano dal concetto stesso di famiglia. Pagine toccanti, che con penna lieve e in una dinamica quasi intimista condannano la guerra senza appello riportando la centralità sul valore della persona e delle relazioni umane.



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