Lo sguardo liberato

Lo sguardo liberato

4 mesi, 3 settimane, 2 giorni dell’ottimo Cristian Mungiu, film del 2007 pluripremiato, racconta con enorme e rara sensibilità la storia di Otilia e Gabita, due ragazze di provincia alle prese con la necessità di abortire illegalmente nella Romania degli ultimi anni del regime criminale di Ceauşescu, mentre cinque anni dopo con Amour il maestro Haneke dà vita all’affresco glaciale e devastante di Georges e Anne, una coppia di ottantenni insegnanti di musica che passano sereni il tempo leggendo, assistendo a qualche concerto, incontrando vecchi allievi o la loro unica figlia Eve, anche lei musicista, che vive in Scandinavia, finché la malattia non colpisce Anne e distrugge ogni cosa. Ma gli anni Duemila sono anche quelli che finalmente vedono vincere da una donna il premio Oscar per la miglior regia: si tratta di Kathryn Ann Bigelow, con The hurt locker, storia sceneggiata dal giornalista Mark Boal e incentrata, alla faccia dei pregiudizi che ritengono opportuno che una donna parli solo di frivolezze, su un gruppo di artificieri e sminatori USA in missione in Iraq. E in Francia, invece, diventa sempre più celebre Cèline Sciamma, che scrive anche per Téchiné e dirige Tomboy, opera pregevolissima e raffinata che parla di Laure, una bambina di dieci anni che si finge maschio, e Diamante nero, vicenda di una babygang all black e tutta al femminile che si ribella alla società, di cui Michele Faggi ha scritto come di “un film dal grande fascino poliritmico che prima ancora di dirci come dovrebbe essere la realtà, ne racconta l'urgenza politica con tutta la gamma di contrasti, tra incontenibile forza vitale e angosciante incertezza”…

Carlo Guerrini è un poeta, uno scrittore, un docente e con ogni evidenza uno studioso e un appassionato di cinema, che ha sviluppato notevoli competenze, che sa di cosa parla e ha le idee ben chiare, soprattutto nel momento in cui vuole proporre e argomentare il suo punto di vista. Punto di vista che sostiene con linguaggio semplice e divulgativo e un’abbondante produzione di documenti, in particolare le dettagliate schede di quasi duecento film di cui tratteggia cast e trama, accompagnandole con citazioni di recensioni di critici apparse su riviste e siti web, e che seguono l’ampio saggio introduttivo in cui spiega la sua visione che abbraccia anche tutta la società. Ossia il fatto che finalmente ‒ verrebbe da dirlo soprattutto anche alla luce delle recenti ma in verità tardive e non sempre limpide sollevazioni che hanno squarciato il silenzio ipocrita sulle annosissime molestie ‒ anche la settima arte ha uno sguardo un po’ meno maschile e maschilista. Soprattutto anche grazie al fatto che, specie a partire dagli anni Duemila, infatti, molte più registe, sceneggiatrici, scenografe e montatrici hanno avuto la possibilità di portare a compimento i propri progetti, contribuendo a un cambiamento di sensibilità e di sguardo. Non mancano ancora esempi di mascolinizzazione tout court o rappresentazioni stereotipate del femmineo come di un oggetto, beninteso, ma, per citare un film con Jack Nicholson e Helen Hunt, oggettivamente qualcosa è cambiato. Guerrini spiega cosa, secondo lui, e lo fa in modo preciso e puntuale.



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