Lo spazio sfinito

Lo spazio sfinito
È il 1956, Jack Kerouac è in una fase no della sua vita. Per riuscire a guardare in faccia il Vuoto dentro di lui Jack decide di partire per il Vuoto interstellare: lo spazio. Jack dovrà passare sei settimane dentro una piccola navicella in orbita per conto della Coca Cola Enterprise. Il suo compito sarà quello di controllare che lo spazio della multinazionale non venga invaso da oggetti o corpi estranei. Ovvero: tanto tempo libero. L'ideale per fare il punto della situazione. Il suo amico Neal Cassady gli ha fatto comprare un atlante stellare. Dentro la libreria c'è mancato poco che venissero denunciati perché Neal ha attaccato bottone (ovvero ha baciato sulla bocca) la commessa del negozio, tale Marylin Monroe. Ma adesso che è in orbita intorno alla terra, che il pacchetto che contiene il libro è ancora incartato vicino a lui, che guarda lo spazio nero e ascolta il silenzio intorno a lui, mentre i led si accendo ad intermittenza, Jack comincia a pensare che la liberatoria che Arthur Miller, capo sezione dell'ufficio spaziale della Coca Cola, gli ha fatto firmare non sia stata proprio un'idea geniale...
In Lo spazio sfinito si alternano due verità, due facce della stessa medaglia, due modi diversi di raccontare la stessa storia: la verità ufficiale degli storici e quella raccontata dallo scrittore Tommaso Pincio. Più di una volta nel libro ricorrono frasi di questo tipo: «Gli storici sono stati abbastanza furbi da glissare sfacciatamente sull'argomento. Gli storici sanno bene che è meglio non metterci bocca». E allora bisogna scordarsi che Jack Kerouac ha scritto Sulla strada, bisogna dimenticarsi che Marylin Monroe ha avuto un debole per i diamanti e che suo marito Arthur Miller è stato un famoso drammaturgo. Questa è la verità furba degli storici, in quella di Pincio le cose sono andate diversamente. La letteratura dissolve l'aura mitologica che la storia ha modellato intorno ai protagonisti de Lo spazio sfinito. Sotto la maschera ci sono personaggi in carne ed ossa, fragili e pieni di problemi, che hanno paura di guardare dentro di loro e scoprire il Vuoto. Nel vero 1956 (o meglio, nel 1956 degli storici) nasce il rock’ n’ roll, la società di massa e del consumo; nel 1956 finto (o meglio, nel 1956 della letteratura) lo spazio è controllato dalle multinazionali e il presidente Eisenhower è stato fatto eleggere dalla Coca Cola. Nel libro si alternano, incastrandosi alla perfezione, le vicende dei personaggi unite insieme da un filo di solitudine. Quel Vuoto (nel libro sempre con la “V” maiuscola) sempre presente, sulla terra o nello spazio, che fa galleggiare le esistenze dei personaggi in una vuoto pneumatico ma che è così difficile da vedere. Questo 1956 è raccontato da Tommaso Pincio, classe 1963, già autore Einaudi, con una terza persona capace di ritrovarsi a suo agio nel microcosmo dei personaggi come nel macrocosmo dello spazio, grazie ad una scrittura che, nonostante l'attenzione per il particolare o per la singola parola, riesce a rimanere semplice e diretta, viva ed emozionate come solo certi americani sanno fare. Lo spazio sfinito, uscito per la prima volta nel 2000 per la Fanucci, è un romanzo pop-esistenzialista che cattura e tocca nel vivo l'animo del lettore.

 

 

 

 
 
 
 
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