Lo spettacolo delle ombre

Lo spettacolo delle ombre
Un cantore moderno, ma scorbutico, è uno dei pochi custodi della memoria di un tempo che non c’è più, di eventi e storie del passato della sua città. Eppure il suo racconto cambia sempre: se è 'in buona' l’aria si colora e si riempie di personaggi e di parole, ma se è 'in stanca' il suo racconto è in bianco e nero, e sembra la pagina strappata di una cronica cittadina… per fortuna questa volta è di buon umore. Maria e Franco sono una coppia, ma a tirare la carretta, chissà come, chissà perché, è solo lei: “Che uomo fortunato sono”, si ripete Franco, “ad avere una donna così al mio fianco: forte, brava, fantastica a letto, in casa, ovunque”. Maria è felice, di sforzi ne fa, eccome, ma vuoi mettere la felicità di vedere il suo amore così fiero di lei? Una mattina però Maria non vuole più alzarsi dal letto, piange a singhiozzi, quella stramaledetta carretta è diventata troppo pesante, instabile, e lei non ce la fa più… Francesco Piras è alle prese con il suo romanzo: la casa editrice è stata chiara, serve un romanzo ambientato in Sardegna, pieno di frasi in dialetto, “Bisogna cavalcare l’onda, caro Piras!” gli ripete il direttore della collana di narrativa. L’onda dell’identità regionale, l’onda dei romanzi a la Camilleri… Piras in cuor suo vorrebbe piangere: proprio lui deve scriverlo questo romanzo? Lui che ci ha messo 20 anni per far dimenticare agli altri che era sardo… E dai, scriviamo: “Billore si toglie la berritta e dice a Businco: A lo vuoi un po’ di purceddu cotto…”. Che vita scellerata quello dello scrittore oggi...
Sotto il paradigmatico titolo Lo spettacolo delle ombre si celano 12 perle, dodici racconti molto diversi tra loro, per registro, tematiche, stile narrativo. Eppure in comune, queste ombre parlanti, hanno un incedere deciso, e ciascuna a modo suo mette in scena la presa di possesso della pagina da parte della parola, che non è mai eccessiva, ma rivendica il suo ruolo e la sua autorità evocativa. Poetessa, autrice di libri per bambini e ora di questa raccolta in prosa, Annamaria

Pulina, romana di nascita, sarda di origine e pisana di adozione, soddisfa il lettore ma non lo sazia, saggiamente, lasciandogli la voglia di leggerne di più.
 

 

 

 
 
 
 
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