Lo splendore e la scimmia

Anni ‘90. Nella calda Roma estiva le voci di tre amici gay, colti, amanti dell'arte, del vino e del buon cibo si uniscono a quelle di inesperti militari (il più delle volte eterosessuali) che gli amici amano “rimorchiare” per placare i loro desideri. Tre pigmalioni dalle idee molto chiare che amano tenere le fila delle situazioni che amano imbastire. Corpi e cuori cadono sempre su quei giovani lontani da casa per la leva, esempi di bellezza italica in uniforme che si concedono per sentire un po' di calore, per essere viziati, per essere guidati attraverso la Capitale e altre forme di piacere. I dialoghi tra i vari personaggi, molto più spesso veri e propri monologhi dei tre attori principali che narrano con espliciti dettagli questi incontri, a volte leggeri e fuggevoli ricordi di una notte di passione, altre volte sintomi di segrete speranze di un innamoramento, di qualcosa di più, di una fedeltà duratura. Da Roma alla Sicilia passando per la Campania, Vigevano e Milano, arrivando fino al Marocco, conoscere attraverso il cuore e il corpo diventa principalmente scoprire se stessi. I trentenni “educano” i giovani con cui amano accompagnarsi facendo loro scoprire musica classica e rapporti omosessuali; i ventenni (o giù di lì) dal canto loro rendono ancora più evidente l'impossibilità di frequentarsi e amarsi alla luce del sole in un Paese in cui è meglio mascherarsi da coniugi “standard” piuttosto che da amanti felici...
Storie umane, passionali e appassionanti sotto forma di monologhi teatrali (con presentazione iniziale di tutti i personaggi coinvolti), che vanno oltre il mero resoconto sessuale di una notte o del risultato dell'ennesimo battuage nei luoghi gay romani“istituzionali” (Valle Giulia, Monte Caprino, solo per citarne un paio). A tratti saltano alla mente il mondo sensuale dei romanzi di  Alberto Arbasino o le scorribande “militaresche” raccontate da Pier Vittorio Tondelli nel suo Pao Pao. La scelta azzeccata di “monologare” avvicina il lettore, a cui sembra di avere a che fare con amici di vecchia data, rendendo le vicende narrate molto vicine ma anche aperte, dai confini estesi, senza un limite e una fine ben definiti. Il sentimento che permea il libro e che salta maggiormente agli occhi è la solitudine, accompagnata dal disperato bisogno di allontanarla colmando gli spazi vuoti con presenze a volte effimere. Alla luce di tutto ciò, lo splendore assume, quindi, la forma della possibilità di riscatto, di una possibile soluzione che porta sempre con sé una simpatica scimmia - l'istinto - a sottolineare ancora una volta l'importanza dell'essenziale, del lato più primordiale, dell'essere con leggerezza se stessi.

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