Lo strano caso dell’orso ucciso nel bosco

Lo strano caso dell’orso ucciso nel bosco
Valdiluce (in area Abetone pistoiese). Febbraio. Bruna, la docile pacifica orsa dell’area naturale protetta, mascotte del paese, cinque anni di età, due metri per ottanta chili, tre cuccioli appena partoriti, sta morendo e affonda le unghie nella corteccia del grande abete rosso, traccia una serie di linee inconfondibili, prova a scrivere il nome del suo assassino. L’ispettore Marzio Santoni, detto Lupo Bianco, la avvista per caso dal cielo, dopo che si è lanciato con la tuta alare (e il paracadute) dallo strapiombo del Dente della Vecchia; il base jumping doveva servirgli a scuotersi dalla rottura con la campionessa del mondo di discesa libera Ingrid Sting. Ora è contento di distrarsi, immergendosi in un’indagine penale sui quattro animali morti, che subito richiama i grandi mezzi d’informazione; fra l’altro deve pure collaborare con l’acuta spigolosa veterinaria specializzata in plantigradi Katia Guardì. Sorprese e crimini si susseguono: i due scoprono bottigliette d’acqua avvelenata nel moderno rifugio che sta per essere inaugurato; scompaiono o vengono uccisi altri concittadini; viene sgozzato il Gigante Silvano, uno degli abeti più imponenti del mondo, 9 metri di circonferenza per cinquanta di altezza, asportando un pezzo di vitale corteccia fino al cambio. È qualcuno del posto, esperto forte e abile. Tuttavia l’omertà continua a regnare nel paesino, tutti esploratori curiosi pettegoli reticenti, più alla larga possibile dalla polizia. Non sarà facile salvarsi e salvarli. Come sempre, l’elegante investigatore montanaro, gran fico solitario e indigeno, occhi azzurri e lunghi capelli biondi, magro e atletico, si fa aiutare dalla sua Vespa e dall’infallibile olfatto…

Quarto romanzo di una simpatica fortunata serie gialla per il noto autore e regista televisivo Franco Matteucci (originario della Toscana, romano d’adozione, docente napoletano). Dopo vari successi (e premi) letterari, dal 2013 realizza un’avventura l’anno, in terza (quasi) fissa sull’ispettore Santoni, che riconosce tutto ciò che si sprigiona in aria: per una precedente indagine aveva dovuto studiare e imparare a riconoscere molte essenze in commercio, ormai attribuisce un odore a ogni incontro e ogni profumo fa comprendere chi lo indossa. Lettura gradevole piena di colpi di scena: a farla da padrone è l’ecosistema, l’ambientazione appare davvero amorevolmente sentita, anche se ne succedono troppe per il numero di abitanti. Il colpevole lascia l’ultima lettera dell’alfabeto greco Ω all’interno di un cuore sui luoghi dei delitti, forse è appassionato di elfi, basta a devastare la propria comunità valliva? Il nuovissimo rifugio Tre è stato realizzato dall’architetto Nilsson, sarà John Robert, quello di Villa Överby sopra Stoccolma? Sul telefonino scatta Starry Starry Night quando telefona Ingrid, forse la storia d’amore non è proprio finita, lei sta gareggiando per la seconda coppa del mondo. Intanto Martina gli prepara uno Skiwasser con succo di limone e sciroppo di lampone. Cena casalinga fra gli animaletti (il topo Mignolino, il riccio Arturo, formiche varie, per un po’ pure il pipistrello Puppy) con latte caldo, pane, burro e marmellata di mirtilli. Rinviati gli ziti al forno. Immancabile il Ginpin.

 

 

 

 
 
 
 

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