Lo strappacuore

Lo strappacuore
Giacomorto è uno psichiatra: è dotato di un’intrinseca eleganza ed è vuoto come una botte vuota. La sua carta d’identità parla chiaro: Psichiatra.Vuoto. Da riempire. L’impellente bisogno di colmarsi non dipende da lui, è innato, come il rosso della sua barba affilata. Insegue menti da succhiare e, non possedendone di propri, brama desideri, segreti e idee di qualsiasi essere vivente: “È mostruoso - dice -sapere che esistono delle passioni, e non provarle”. Spinto da tale urgenza si imbatte, un giorno, nella grande casa bianca arroccata sulla scogliera, al cui interno una donna sta per dare alla luce tre gemelli. Testimone e involontario artefice della nascita dei piccoli Noël, Joël e Citroën, Giacomorto, con efficacia quasi inavvertibile, insinua la sua tra le esistenze di Clementina e Angelo, padroni di casa e, al di là del portone, si lascia stordire dalla sconvolgente ricchezza di una natura selvaggia e opulenta. Ma basta poco perché lo psichiatra si accorga di essere finito in un mondo controverso, ammaliante e spaventoso in cui gli anziani sono venduti alla fiera come bestie e le bestie giudicate e punite secondo leggi umane, dove Dio è un bene di lusso per pochi raffinati eletti e la vergogna il male assoluto da cui liberarsi. Per Giacomorto non c’è più riposo, diviso tra la ricerca di soggetti da psicanalizzare e le richieste d’aiuto di Clementina,  vittima di un ossessivo impulso protettivo verso i suoi tre adorati pargoli. Il tempo, così come l’etica e la morale, vacilla e perde colpi, da maggio si passa a giuglio e poi giugnostro, gemprile e aprosto, in un vorticoso ribaltamento delle leggi naturali e umane capace di scardinare ogni tipo di fede e di sovvertire i valori della più salda delle coscienze...
Romanzo crudo, splendido e agghiacciante, a leggerlo si perde il senso del giusto e della misura, le cose rivelano il loro lato oscuro un secondo dopo aver sfoggiato tutta la loro grazia. Boris Vian riesce a modulare la sua inconfondibile voce nelle mille sfaccettature necessarie a dar vita a personaggi tanto dissimili e complessi; la delicatezza cristallina nella scelta delle parole e il linguaggio intessuto di origami descrittivi che caratterizzano opere come L’erba rossa o La schiuma dei giorni, qui vengono sapientemente controbilanciate dall’inclemenza e dalla crudeltà delle situazioni cui sono accostate che come sferzate inattese, ci riportano di colpo coi piedi per terra. La fantasia visionaria di Vian si cimenta nel non semplice compito di raccontarci la durezza della vita, i meandri più fetidi dell’inconscio umano, i pericoli dell’amore materno che diventa malattia e ossessione, i rischi di una società senza coscienza e i tormenti di una fede senza speranza, il tutto cadenzato dal pulsare di una natura viva incontenibile che, incastonandoli tra le sue infinite membra, rende preziosi come gioielli tutti i suoi sciagurati figli.

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