Lo stretto necessario

Lo stretto necessario
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Giugno 2006. Giulio Bardelli è un pubblicitario milanese, ha quarantadue anni, una moglie bellissima di nome Francesca e una figlia adorabile che si chiama Rebecca. È ricco, in carriera e apparentemente soddisfatto della sua vita. Ma questa è solo la patina superficiale, un abile mascheramento. Giulio è un fedifrago seriale, si dice innamoratissimo della consorte ma la tradisce ripetutamente. Persino il suo lavoro, economicamente appagante, comincia a stargli stretto anche se non se ne rende ancora del tutto conto: in cuor suo non ne può più di pubblicizzare prodotti come colla per dentiere e deodoranti traspiranti, non ne può più di dover combattere con aziende perennemente insoddisfatte delle soluzioni prodotte dai suoi creativi. Sua moglie, poi, sembra sempre più lontana e attratta da Guido, il guru dell’associazione “Figli d’Africa”. Mentre l’Italia di Lippi si prepara ai Mondiali di Germania (e Giulio, come ogni maschio alfa italiano è un calciofilo maniacale, tanto da promettersi di vedere ogni singola partita della manifestazione), una serie di bombe potrebbe far saltare in aria tutta la sua vita: Giulia, la migliore amica di sua moglie, è incinta di tre mesi, e forse lui è il padre; come se ciò non bastasse, Federico il suo amico più stretto è in procinto di perdere il lavoro e ha in testa di restaurare un masseria in Puglia, a Monopoli, e chiede a Giulio di accompagnarlo nel profondo Sud…

Pierluigi Pardo è un volto noto del giornalismo sportivo italiano grazie alla conduzione di Tiki Taka, ma è anche una delle voci più riconoscibili nelle telecronache calcistiche (tanto da essere ormai una costante anche dei videogiochi), conduce i programmi radio Tutti convocati e Mangia come parli. Per Rizzoli è stato già coautore di Dico tutto e Le mattine non servono a niente (con il suo amico fraterno Antonio Cassano), Incredibile amici (con Josè Altafini) e Il cuore in Italia, i piedi in Africa scritto a quattro mani col campione camerunense Samuel Eto’o. Lo stretto necessario, oltre a essere il titolo del suo primo romanzo, è l’ideale sintesi del suo contenuto, perché il libro pur non avendo nulla di autobiografico dimostra che Pardo ci ha riversato dentro in maniera consistente alcune sue passioni: c’è il calcio con l’entusiasmo per la Nazionale del 2006, c’è la passione per lo sconfinamento e per il viaggio, c’è la crisi esistenziale dei quarantenni che ancora non hanno trovato il loro posto nel mondo, o mettono in discussione quello che avevano. C’è il legame dell’amicizia che va oltre ogni steccato, l’amore che resiste a ogni tradimento, e un certo gusto nel parodiare atteggiamenti e pose dei radical chic annoiati che pensano di salvare il mondo con vernissage e raccolte fondi. Un’opera prima (stando alla narrativa in senso stretto) convincente e promossa, da leggere tutta d’un fiato.



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