Lo Zebra

Lo Zebra
Può l’amore, in una coppia, resistere all’usurante volgere degli anni,  alla routine della quotidianità,  e mantenersi acceso di una passione che mantenga il fremito dei primi momenti, la vibrante attesa dell’altro, e quella sensazione, di pienezza mai colma, che si prova  nel cuore proprio quando l’amore muove i suoi primi passi? È in questa sfida, deciso intrepidamente a riconquistare la donna della sua vita, che si lancia con fantasiosa passione Gaspare Silvestri, affermato ma altrettanto singolare notaio di mezza età, che a quindici anni dalla marcia nuziale che lo aveva portato dritto dritto al cuore di Camilla e a cui era seguita la nascita di due figli – Natascia, “che vantava sette primavere” e Tulipano, “che si trascinava appresso tredici anni di cattivo umore” – non vuole arrendersi al “declino delle passioni”, al logorio degli anni, a quella “complicità da vecchi coniugi” in cui si era via via trasformato il fervore delle effusioni, al “torpore matrimoniale prossimo al sonno” in cui i corpi stessi di Gaspare e Camilla erano caduti  per abitudine e in cui l’amore veniva ormai fatto “ con parsimonia”. A tutto ciò, Gaspare non si rassegna. A fronte del suo lavoro di notaio – “condizione che di per sé non comporta delle stramberie” e  che non sapeva accendere di passione la sua estrosa personalità, Gaspare mostra nel privato tutte le sue stravaganze. Proprio questo suo carattere, così fantasioso e recalcitrante ad ogni conformismo “di buon senso” e di routine, gli era valso, da parte della consorte Camilla, l’appellativo di “Zebra”: “come il suo omonimo dalla livrea rigata, lo Zebra si mostrava indomabile… refrattario ad ogni atteggiamento gregario… era uno di quegli originali che diffidano delle idee comunemente condivise, quelle che costituiscono il prêt-à-porter del pensiero”. Animato da questa indole stravagante, incapace - o, meglio, per nulla propenso,  a rassegnarsi all’idea che la convivenza sia una parabola discendente, lo Zebra  profonde tutte le sue fantasiose energie emotive per mettere a punto un ben architettato e insolito piano, per riaccendere la fiamma dell’amore nell’unica donna che sapeva di aver mai amato.  E continuare a regalarle attimi di felicità. Un piano che vorrà essere tutt’altro che ordinario, per rifuggire dal possibile torpore della quotidianità o di un “romanticismo patinato”.  Come un musicante brioso e mai domo, lo Zebra sfiorerà  tutte le corde del suo cuore e della sua immaginazione, dalle più gravi alle più soavi, dalle più bizzarre e farsesche alle più tenere e romantiche, pur di riuscire nel suo intento. Non senza qualche (sempre divertente) pasticcio,   in un turbinio di imprevedibili e coinvolgenti trovate. Ma sempre con la passione nel cuore…
Fresca, rapida ma mai banale, la scrittura di Jardin, nella efficace e brillante traduzione di Sara Saorin, è ricca di quella levitas, di quella leggerezza di  libri che si leggono tutto d’un fiato ma che, a lettura ultimata, rimangono nel cuore. Lo Zebra sa strapparci risate, divertendoci con le esilaranti quanto stravaganti trovate dello Zebra, ma altrettanto commuoverci senza mai abbandonare l’ironia e il gusto dell’imprevisto. Un mondo vivace, quello tratteggiato da Jardin (scrittore dal gusto e dal background teatrale), sul cui sfondo, più o meno vicino, si muovono molteplici personaggi, comici ma ugualmente toccanti, ognuno a sua modo singolare, tratteggiati con pennellate veloci ma altrettanto efficaci -  personaggi sempre in azione, in un ritmo mai lento. Un mondo reale quello che prende forma, ma altrettanto deformato attraverso la lente di una immaginazione che non si arrende alla banalità e all’opacità. I personaggi sono ancorati al vissuto – non a caso, per volere dell’autore, nonostante l’ambientazione originale sia in Francia, nella traduzione lo storia è ambientata in Italia, e italiani sono tutti i personaggi . Ma allo stesso modo da quella realtà, che per un verso ci pare così nota, sembrano levarsi in volo, e muoversi sullo sfondo di una scenografia i cui confini sembrano dissolversi per divenire spazio e realtà possibile di ciascuno di noi. Quasi a suggerire che questo romanzo, come un archetipo,  indica la via di un sogno possibile, vicino e in noi, ma insieme oltre di noi, in una verità che va oltre il tempo e in cui continuare a sentire, viva, la voglia di amare.

 

 

 
 
 
 
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