Lo zero dei dadi

Lo zero dei dadi

Firenze. Roberto è un trentenne come tanti. Un lavoro in un’officina meccanica (in cui spesso e volentieri è preso di mira dai colleghi); una moglie, Silvia, con la quale vive un rapporto normale; una casa. Un’esistenza ordinaria, fatta di piccole cose e quotidianità. Ma tutto cambia quando Roberto s’imbatte in Alessio, un vecchio amico di scuola: lo incontra una domenica in cui ha deciso di tornare allo stadio a vedere la Fiorentina, dopo tanto tempo. Alessio, in realtà è il capo di un gruppo di ultras violenti, e introduce Roberto in un ambiente che gli permette di sfogare la sua rabbia, fino a sfociare in veri e propri atti di rivolta, violenza e criminalità. Beghi, invece, ha vent’anni, è di origini turche e frequenta la facoltà di giurisprudenza. Passa spesso del tempo con le amiche Giulia e Jessica: un caffè al bar, una serata al pub o in discoteca. Una ragazza come tante, che sente il dovere di realizzarsi per ripagare gli sforzi che quotidianamente compiono i suoi genitori. Ma quando un giorno Beghi incontra Stefano, un ragazzo tenebroso e alternativo, la sua vita cambia per sempre: dopo le prime uscite, si lascia risucchiare da una setta satanica di cui Stefano è adepto. Così, giorno dopo giorno, Beghi perde il contatto con la realtà. Entra in conflitto con i genitori, diventa ribelle, litiga con le amiche, trascura gli studi: finalmente crede di aver trovato sé stessa. Ma non sa ancora di essere entrata in un giro pericoloso…

Secondo romanzo della scrittrice pistoiese Simona Soldi, Lo zero dei dadi narra le vicende di Roberto e Beghi, due persone normali, ordinarie, fragili, che a causa di un incontro cambiano totalmente le proprie esistenze, lasciandosi trasportare da una corrente negativa, malvagia, che li trascina in un vortice malato, da cui è difficile uscire senza conseguenze. Così Roberto, da una vita fatta di casa e lavoro, si trova a menare le mani negli stadi, a scontrarsi con la polizia, a gettare molotov, a respirare violenza a pieni polmoni, inebriandosene; Beghi, invece, avrà a che fare con una setta di esaltati che vuole cambiare l’ordine del mondo e si riunisce di notte per officiare degli strani riti a base di sesso, sangue e droga. Il fil rouge de Lo zero dei dadi risiede dunque nel fragile rapporto tra il bene e il male, nei modi in cui quest’ultimo riesca ad insinuarsi all’interno di un’esistenza come tante e declinarsi nei modi più disparati. Solo nelle ultime pagine Beghi e Roberto s’incontreranno, ma durante tutto il romanzo le loro vite scorreranno parallele, entrambe dirette in una discesa infernale che porta inesorabilmente all’autodistruzione. Attraverso i suoi personaggi, Silvia Soldi apre una finestra sui disagi sociali, sulla violenza della realtà contemporanea, su un sottobosco urbano che emerge di rado dalla coltre di silenzio e indifferenza da cui è avvolto. Il tutto condito da uno stile agile, che mantiene sempre alto il livello d’attenzione del lettore anche grazie al continuo spostamento del punto di vista dei due protagonisti. E nonostante non sempre venga rispettata la consecutio temporum, l’uso del presente storico conferisce maggiore credibilità all’intero impianto narrativo, in cui trovano spazio le doverose descrizioni dei mutamenti psicologici dei personaggi. Fino ad un finale in cui, dopo aver trattenuto il fiato, ogni pezzo del puzzle trova la sua giusta collocazione.



 

 

 

 
 
 
 

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