Lo zoo

Lo zoo

Capita a volte che da una gabbia dello zoo scappi una belva. Spesso ci scappa il morto, quasi sempre almeno la bestia fuggitiva. Ed è quello che accade nello zoo della vecchia contessa Clotilde. Uno zoo particolare creato ad hoc per soddisfare le proprie esigenze e quelle del “fidanzato”, Cristoforo Tommaseo, chirurgo radiato dall’albo, che vive e condivide con lei più di qualche segreto. Una festa per pochi intimi, nessuno dei quali è lì a caso, attirati nell’isolata e protettissima masseria affacciata su una spiaggia del Salento dalla promessa di una sorpresa che lascerà tutti a bocca aperta e porterà a tutti qualche vantaggio. Le sorprese in effetti non mancheranno, a partire da chi è rinchiuso nelle sette gabbie che compongono lo zoo. Nessun animale esotico, ma esseri umani. Certo non quelli che incontriamo sul tram, no. C’è l’uomo più basso del mondo, una sirena, un ciclope, l’uomo più peloso del mondo, una vecchia strega – si dice la più vecchia e con poteri indicibili – e una donna focomelica; a chiudere un angelo, con tanto di ali. E sarà la scomparsa dalla gabbia dell’angelo a dare la stura ad una serie di eventi eccezionali…

Eccezionali ma forse non così distanti dalla realtà. I mostri visti di per loro di così diverso non hanno molto, se non l’aspetto. Ma il resto, i sentimenti i pensieri le paure e la voglia di vivere sono le stesse delle persone “normali”. L’obiettivo della Oliva è forse questo: mettere in luce che la diversità non deve essere ignorata ma vissuta come tale, per trarne dinamicamente e reciprocamente tutto ciò che può dare. Il dramma vero su cui l’autrice punta il dito è quello dei diversi che non accettano la loro diversità, che sono disposti a vendere l’anima, e non solo la loro, ad ogni demone che prometta un’apparenza di normalità. La bramosia di potere, la non accettazione del passare inesorabile del tempo, la ricerca spasmodica della fama, ecco il vero problema di una società falsamente buonista. Il diverso alla fine accetta se stesso, non è turbato dal suo essere nano o dal non avere gambe e braccia. È l’essere usato che ferisce. Saranno alla fine i sentimenti a prevalere, a riportare le cose al loro ordine naturale a sopraffare i veri mostri. Un romanzo triste, o meglio che ti lascia dentro un’amarezza che non ti aspetti. Ma la Oliva, con la precisione della sua scrittura, sa renderlo leggero e profondo al tempo stesso.



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