L'odalisca perduta

L'odalisca perduta
"La dormiente di Napoli" è un quadro, un nudo inseguito, cercato, sognato. E perduto. E’ il ritratto di una donna bellissima, il cui corpo ha la piccola imperfezione di un neo sul polpaccio: fissa il pittore con occhi complici eppure è chiamata dormiente, i suoi capelli mandano riflessi che fanno pensare al rosso, al biondo, a tutti i colori che l’uomo può amare in una bellezza fuggita lontano. L’autore di questo nudo provocante e perfetto è Ingres, che racconta in un tardivo diario la propria vita piena di onore e riconoscimenti e arte, la moglie amata e compianta, e la donna del popolo che a Napoli rapì il suo cuore e divenne, seguendolo a Roma come modella, l’oggetto de "La dormiente", in una relazione platonica interrotta dalla morte di lei. Ingres racconta l’ossessione per la donna desiderata e accarezzata ma mai posseduta davvero, se non in quel dipinto capace di riempire con tratti impercettibili, impressioni fuggevoli, evocazioni note solo a lui tutte le opere successive. E la dormiente non è solo il ricordo straziante di Ingres: Camille Corot, che in un’avventura di iniziazione a una società segreta romana intrapresa senza convinzione poté vedere il dipinto, racconta nel secondo diario di questo romanzo l’impressione di sensuale realismo, il desiderio mai più cancellato, la passione nata spontanea di fronte al corpo nudo della donna sdraiata e ritratta in ogni dettaglio. Il quadro è scomparso: Corot lo vuole, ne chiede notizia in ogni dove, eppure riesce a saperne qualcosa solo dopo molti anni da una cantante che fu bellissima ma, invecchiata e disabile, non è che l’ombra di se stessa. La cantante racconta di essere stata l’amante di un artista che le chiese come prova d’amore di procurarle quel quadro, proprio "La dormiente di Napoli", e insinua a Corot il dubbio di sapere molto sulla sorte dell’opera perduta. Un garzone di bottega senza nome chiude con il suo breve e ironico diario il romanzo di Goetz: ha servito per anni Théodore Gèricault, che fu amante della cantante incontrata da Corot e tenne nel suo studio "La dormiente" per tanto tempo, permettendo solo a pochi di ammirarne la sensuale bellezza…
L’odalisca perduta non è un romanzo basato su fatti storici: l’autore lo spiega molto bene nella postfazione. Che "La dormiente di Napoli" sia esistita è vero, così come è vero che dal 1815 sia introvabile, ma le avventure i pensieri le riflessioni dei pittori citati sono frutto di fantasia. Non importa. La realtà è che questo romanzo è il sogno della bellezza. La perfezione sfiorata e perduta, inseguita per tutta la vita ma mai afferrata davvero. La donna dipinta da Ingres veniva dal popolo, come l’artista stesso confessa nella prima parte del romanzo? Era la regina Carolina di Napoli, come si sussurra più tardi? Aveva il viso della cantante incontrata da Corot e amata da Gèricault? Chissà. Di fatto è esistita in un dipinto che ha affascinato artisti di talento leggendario e fantasia fervida, si è lasciata guardare per qualche istante ed è sparita nel nulla. Ritornando ad ammiccare nei dettagli, in brevissimi tratti leggeri di opere che non riuscivano a riprodurne la verità ma tentavano di recuperarne l’impressione. Di perfetta bellezza. L’odalisca perduta è quindi la storia, in forma di triplice diario, del sogno di un ideale che esiste ma che non possiamo stringere in mano: ci limitiamo a inseguirlo e intravederlo, a respirarne il profumo, ma fugge e si nasconde per perdersi nei mille dettagli confusi e concreti della vita e degli anni. La consapevolezza di questo ideale non può essere altro che sguardo e carezza, come quella lieve ed eterna di Ingres sulla nuca altera e partecipe della misteriosa modella incontrata su una strada di Napoli.

 

 

 

 
 
 
 
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