L'odiatore della barba

L'odiatore della barba
Estate del 362 dopo Cristo. l'imperatore romano Giuliano si reca nella città di Antiochia per organizzare una spedizione militare contro i persiani. Tanto Antiochia è decadente, viziosa e chiassosa, tanto Giuliano è morigerato, misantropo, severo. L'antipatia è reciproca e quasi immediata. Durante la permanenza dell'imperatore in Antiochia non mancano del resto le frizioni gravi con la popolazione: quando Giuliano fa rimuovere le venerate spoglie di San Babila dalle vicinanze di un tempio pagano "perché il cadavere cristiano contamina il terreno" si scatena una piccola sommossa sedata nel sangue; un maldestro tentativo di calmierare il prezzo del grano ottiene l'effetto contrario, i muri della città si riempiono di epigrammi derisori sul carattere iroso di Giuliano, sulla sua barba fuori moda, sulla sua noiosissima mancanza di senso dell'umorismo, sulla sua fede pagana. Per tutta risposta, l'imperatore di Roma fa qualcosa che nessuno si sarebbe aspettato: si mette a scrivere una ironica autodifesa che fa affiggere nelle piazze. A parlare nel libello in greco - intitolato Misopogon, cioè L'odiatore della barba - è un filosofo barbuto e capellone, saccente e moralista, che si prende in giro con ferocia ma che a poco a poco, paragrafo dopo paragrafo, nel ripercorrere la sua formazione culturale e alcuni episodi edificanti della storia romana, inizia a domandarsi perché lui così retto e riflessivo dovrebbe essere perseguitato e deriso da una popolazione corrotta e ignorante...
Dei tre anni di regno (360-363) del giovane imperatore Flavius Claudius Iulianus, morto a soli 32 anni durante una maldestra campagna militare contro la Persia per una lancia scagliata da mano ignota, si è parlato paradossalmente tantissimo e sempre si parlerà, a causa del suo programma di abolire il Cristianesimo ormai a quei tempi religione di Stato dell'Impero romano e ritornare al paganesimo classico. Un leader coraggioso per i pagani suoi coevi, un perverso apostata per i cristiani (non a caso l'epiteto con il quale lo conosciamo tutti, e se non è una prova che la storia la fanno i vincitori questa...), un campione illuminista per molti da Voltaire in poi, un tragico eroe romantico votato a una causa persa per altri ancora. I testi firmati da Giuliano nella sua breve vita non sono molti, e L'odiatore della barba è senza dubbio alcuno il più curioso. Adorato da Giacomo Leopardi, questo pamphlet satirico ci viene proposto con un buon apparato di note (peccato per la mancanza del testo a fronte, però), una esauriente introduzione e nella nuova traduzione di Nicola Montenz, originale e coraggiosa in più di un passaggio. Da non perdere.

 

 

 

 
 
 
 
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