Lolita

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Humbert Humbert il primo amore non l’ha mai dimenticato. Un amore nato nell’estate dei suoi 13 anni, bruscamente interrotto e che, da allora, lo fa innamorare solo di ragazzine alla soglia della pubertà, anche ora che ha quarant’anni ed è un affascinante professore conteso dalle sue coetanee. Questa passione insopprimibile quanto sbagliata e pericolosa, tenuta a bada per anni, esplode quando trasferitosi in America dalla Francia per un impegno di lavoro si imbatte nella figlia della sua affittuaria, Dolores Haze ossia Lolita. Incredibilmente somigliante alla ragazzina tanto amata in passato, Lolita è però anche molto più disinvolta e non disdegna le attenzioni del suo maturo ammiratore: i due scivolano in una storia dai risvolti drammatici che porterà inevitabilmente a uno svolgimento e una conclusione amara e dolorosa. Una innocente ragazzina sedotta dall’uomo maturo o, in alternativa, la minorenne ammaliatrice e disinibita che cattura un partner molto più grande di lui...

Essere Lolita, per il senso comune, significa automaticamente appartenere a una delle due categorie di cui sopra. Un aggettivo noto anche a chi il libro non l’ha mai letto, basato sull’eco della sua trama banalizzata e ridotta puramente alla relazione morbosa tra i due protagonisti. Si è gridato alla pedofilia, si è scomodata la psicanalisi, si è finito per dare a questo libro un’aura “proibita”. L’argomento è sicuramente delicato e scabroso - tanto nella società puritana dell’America anni '50 che ai nostri giorni, in cui la mercificazione e la violenza sui minori sono un argomento tristemente noto. Vladimir Nabokov lo sapeva bene quando iniziò a scriverlo. Eppure non c’è traccia di volgarità, di bassezza né di morbosità nella sua prosa elegante, allusiva, piena di raffinati giochi di parole magistralmente costruiti, nonostante la prima versione del libro fosse stata redatta in inglese, non certo la sua lingua madre. Per questo l’autore ha difeso fino alla fine la sua creatura rifiutandosi di apportare le modifiche che diverse case editrici ponevano come condizione per evitare di osteggiarne la stampa. Cambiare anche una sola parola, infatti, equivarrebbe a sfregiare un dipinto d’autore. La chimica del racconto è un congegno perfetto, i personaggi magnificamente tratteggiati dal punto di vista emotivo e psicologico. La piccola Lolita, in tutto e per tutto una normale, pestifera bambina capricciosa, dispettosa e perfettamente inserita tra i suoi coetanei, si trova a gestire il suo potere seduttivo precocemente portato alla luce dalle attenzioni di HH proprio come se fosse un nuovo giocattolo da usare e poi abbandonare, senza nessun distinguo dovuto alla differenza d’età. Non è una seduttrice fredda e spietata, né un’innocente corrotta; solo una vittima della sua solitudine e dell’ossessione del suo patetico amante. Patetico è infatti l’unico aggettivo adatto a HH. Patetico nella sua crudele determinazione a rivivere il suo amore bambino senza curarsi di distruggere l’adolescenza della ragazzina; patetico nella sua incapacità di non soccombere e farsi tiranneggiare di volta in volta, dalle sue passioni, dalla sua amante, dalla sua disperazione di fronte al fatto compiuto. È in fondo una storia triste, dell’incontro di due solitudini, in cui il sesso non è il fine ultimo e, in una storia tra coetanei sarebbe considerato una parentesi breve e forse anche un po’ pudica. Delle scene “crude”, potenzialmente scandalose, ci si accorge infatti solo dopo un’attenta rilettura. È inutile negare che l’attrazione di Humbert Humbert per la sua “ninfetta”, sia mentale tanto quanto fisica: Nabokov non nasconde questo aspetto, ma lo inserisce con delicatezza e pudore nei meccanismi narrativi, aiutato da una trama che non tralascia nulla, né l’aspetto descrittivo nè quello interiore ma, soprattutto dal suo stile. Ci troviamo di fronte non solo a una padronanza della singola lingua, ma della struttura stessa della comunicazione al lettore, tant’è che le diverse edizioni, pur avvalendosi sicuramente di traduttori eccellenti, conservano inalterato il senso di stupore di fronte al sapiente uso di citazioni, espedienti retorici e stilistici. Con queste caratteristiche, Lolita ha tutti i requisiti per diventare un caposaldo di ogni libreria che si rispetti. E con buona pace della letteratura russa e di quella americana, che continuano a contendersene l’appartentenza, per essere considerato un capolavoro di respiro internazionale.



 

 

 

 
 
 
 

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