L'ombra

L'ombra
Proveniva da Belpasso alle pendici dell’Etna, dove il cratere fu generato dal fulmine scagliato da un Dio Padre, e dove il nonno Turi cacciava quaglie e conigli selvatici e insegnava musica ai giovani del paese. Ma era nato e si era formato a Messina, dove a distanza di anni sopravvivevano ancora le baracche sorte in seguito alla catastrofe del terremoto del 1908. Un episodio gli resterà ben vivo nella mente, tanto da costituirne a lungo il soggetto di un film mai realizzato. Approdato a Roma, ebbe modo di dedicarsi con successo al teatro e al cinema in veste di sceneggiatore, regista e produttore, nonché alla narrativa. Giunto all’età di ottantasette anni, con la moglie Silvana ridotta all’immobilità su un letto è accudito a sua volta da una badante ucraina. Ormai privato della prospettiva di un orizzonte aperto, Turi Vasile estrae dallo scrigno della memoria ricordi lontani e osserva il lento fluire di una barca popolata dalle ombre di amici poeti, drammaturghi, sceneggiatori, scrittori, registi quali Leoardo Sinisgalli, Ugo Betti, Diego Fabbri, Alberto Perrini e altri che lo hanno preceduto nell’estremo viaggio…
Turi Vasile - nato a Messina nel 1922 e deceduto a Roma nel settembre del 2009 - va diviso in almeno due arti, quelle che hanno dato i principali connotati alla sua figura: lo scrittore e l’uomo di cinema, in cui fu regista e produttore. Questo suo ultimo libro si presenta come un delicato amarcord, dove l’autore procede per piccoli tratti, per luminose schegge di memoria tratte da elementi della propria vicenda esistenziale e dal mondo cinematografico. La Sicilia e il presentimento della morte, che si allunga come un’ombra, costituiscono i due termini dentro i quali i racconti si muovono con garbo e finezza, con ironia e disincanto. Le voci del presente e quelle della memoria si alternano con naturalezza, con l’eleganza e la cultura di un uomo che non cessa di ricercare quella sapienza che sia in grado di portare chiarezza e conforto di fronte ai traumi dell’invecchiamento e della perdita delle persone amate. C’è in questo raccontare diretto, memorialistico, a tratti lirico e un po’ oleografico, da vecchio saggio davanti al caminetto acceso, un invito a recuperare il rapporto con i valori più autentici. Espresso perfino attraverso l’estremo desiderio di attraversare il confine con la morte in compagnia de La morte di Ivan Il’ic’ di Tolstoj e Il principe di Homburg di Heinrich von Kleist.

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