L'ombra del falco

L'ombra del falco

E' un'alba plumbea, rigida e ventosa quella che si affaccia in una sonnolenta periferia cittadina del Nordest, in una mattinata iniziata a rilento come tante altre. Nella discarica comunale Majhid, spazzino immigrato con tanto di laurea in Medicina alle spalle, sta contando i minuti che lo separano dal meritato riposo quando con la coda dell'occhio intravede ciò che non avrebbe mai voluto neanche lontanamente immaginare. Un braccio di donna spunta da sotto cumuli di immondizia pronta già per essere macerata. Majhid non ha neanche il tempo di soffocare un urlo in gola che la zona è già presa d'assalto da pattuglie, volanti della polizia e corpi speciali. Il magistrato dottor Giuffrida e l'agente scelto Andrea Caputo sono i primi ad arrivare sul posto. La ragazza il cui braccio fuoriusciva da un sacco d'immondizia è ora distesa per terra. E' nuda, e il suo assassino l'ha sventrata privandola degli organi interni. Si tratta della figlia del primario della clinica Salimbeni, il professor Djordjevic, uno dei più rinomati medici della città. La notizia piomba fulminea come un dardo avvelenato sulla testa forforosa del laido e annoiato commissario Santoruvo, rendendogli indigesta in un attimo la giornata. Un'inaspettata e indesiderata grana della quale il commissario avrebbe volentieri fatto a meno. Si affretta così a costituire una 'squadra antimostro' come mera copertura per l'assetata opinione pubblica. La task force è composta da Cristiano Barone - agente che ha lavorato per anni da infiltrato sotto copertura, dall'ispettore Scaffidi – amico e compagno di assenteismo del commissario, e da Alessandro Nero – ex agente ritiratosi dal servizio dopo aver assistito alcuni anni prima alla truce morte di moglie e figlia, richiamato d'urgenza come consulente nella squadra dopo che l'assassino ha spedito in questura un pacco grondante sangue con una lettera indirizzata proprio a lui...

Dopo l'esordio con botto di Donato Carrisi per Longanesi un altro eccellente debutto, questa volta centrato dalla Marsilio grazie alla penna di Pierluigi Porazzi, va ad arricchire la già nutrita lista di 'thriller writer' nostrani. La carne al fuoco è tanta, in quest'opera prima di Porazzi. Suspence, delitti in serie, adrenalina purissima pompata a ritmi serrati, omicidi a raffica, sangue a fiumi come nella miglior tradizione di genere. Ma c'è anche - se non soprattutto - di più. C'è lo specchio di un'Italia - per una volta non del Sud - corrotta e sonnolenta, pronta a chinarsi servilmente di volta in volta al potere più forte. Un'Italia schiava dei media e della loro smodata sete di spettacolarizzazione e share, dove la morte diviene solo uno dei tanti reality-show da mandare in onda h24. Questo mi sembra l'elemento in più di questo ottimo esordio narrativo, un thriller in piena regola, ma con un occhio - mai stucchevole, mai retorico – alla nostra realtà quotidiana, ormai in pericolosa caduta libera. Porazzi sa giocare le sue carte. Confonde, rimescola, dissemina il terreno di tracce, accenna e ritrae, giocando con il lettore come un navigato fiorettista. La struttura e la costruzione narrativa sono solide e ben supportate da personaggi (molti, forse pure troppi, visto che alcune comparse vengono alla fine un po' abbandonate a loro stesse) ottimamente caratterizzati. Insomma un'ottima scoperta, il Porazzi, da cui sarà lecito nel futuro attendersi molto e molto ancora.



Pubblicità

 

Pubblicità

 

 

 
 
 
 

Potrebbero piacerti anche

Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER