L'ombra di una fotografa

L'ombra di una fotografa
Gerta Pohorylle nasce nel 1910 a Stoccarda da una famiglia della buona borghesia ebraica, colta e di sinistra. Cresce studiando a Lipsia, poi a Ginevra dove impara anche il francese, oltre al tedesco e all’inglese che già conosce. Nel 1933 è arrestata con l’accusa di volantinaggio antinazista, e alla fine dell’estate del 1933 è a Parigi, dove all’inizio è dura sopravvivere - anche potendo contare su diverse amicizie interessanti e che condividono gli stessi ideali. Diffusa tra molti intellettuali che vivono a Parigi è la convinzione ottimistica che il momento presente sia transitorio, destinato a finire presto come il nazionalsocialismo di Hitler. Nel 1934 Gerta conosce André Friedmann, fotografo ungherese di tre anni più giovane, con cui instaura una relazione e con cui comincia a fotografare, dopo avere imparato le tecniche di sviluppo dall’amico Fred Stein, che la ospita a Parigi. È di Gerta l’idea geniale di inventare un misterioso fotografo americano, Robert Capa, le cui foto sono molto più costose di quelle di André, autore degli scatti di entrambi. Anche Gerta cambia nome in Gerda Taro, e insieme a André-Bob parte per immortalare la cruenta guerra civile spagnola, teatro di uno scontro più grande tra nazismo-fascimo e comunismo. Gerda cade in battaglia pochi giorni dopo che il suo compagno ha lasciato il fronte, investita da un carro armato impazzito e crivellata di colpi che le hanno aperto il ventre. Durante l’operazione in cui cercano di salvarla chiede una sigaretta che stringe forte in mezzo ai denti aspirando per un’ultima volta prima di morire...
Questa biografia, che si basa sull’unico scritto dedicato a Gerda Taro (solo nel 1994) da Irme Schaber, ricercatrice tedesca che ha fatto un grande lavoro di ricerca presso svariati archivi, riporta alla luce una fotografa importante, per quel poco che ha operato, e soprattutto le tante battaglie che hanno segnato il Novecento sul piano politico e ideale. Non solo il tema della sopraffazione – seppur involontaria – del ricordo dell’uomo Robert Capa su quello femminile di Gerda Taro che pure ne è stata l’artefice, ma a un livello più alto la questione degli intellettuali che da una parte e dall’altra sono stati presi a bandiera delle due ideologie che hanno indirizzato il secolo scorso. Quando è morta, com’è ben spiegato in questo libro, Gerda Taro è diventata icona e simbolo della propaganda comunista, e il suo ricordo sfruttato con intento politico così come dovevano essere sfruttate le immagini prodotte da lei, e da chi si trovava al fronte. Molto interessante anche l’analisi di Maspero sulla valenza della fotografia nel corso della sua evoluzione tecnologica, che riporta studi importanti sul tema svolti da Walter Benjamin e Susan Sontag. Commovente, per chi si trova a leggere questo libro senza conoscere la figura di Gerda Taro, l’intervista impossibile che Maspero immagina di farle in tarda età, nella sua casa parigina, dove vive isolata dal mondo e circondata dalle sue foto e dai gatti.

 

 

 
 
 
 
Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER