Lontano da Gerusalemme

Lontano da Gerusalemme
Nabil inizia a capire l’importanza che Gabriella avrà nella sua vita nel 1935, il giorno del suo quattordicesimo compleanno. La famiglia di Nabil è riunita al gran completo per lo ‘Id al-Adha, la ricorrenza che ricorda ai musulmani la fine del pellegrinaggio alla Mecca. Nella loro casa a Gerusalemme ci sono tutti: suo padre, sua madre, suo fratello maggiore, Tareq, e quello minore, Ali, le sue due sorelline, Racha e Amal, lo zio paterno venuto da Giaffa con la moglie e i loro due figli gemelli. Nonostante le crescenti tensioni, nel 1935 a Baq’a al-Foqua, il quartiere a maggioranza mussulmana dove vive la famiglia di Nabil, come nel resto del paese, musulmani ed ebrei vivono ancora in pace. In questa giornata di festa, gli Hamade ricevono la visita dei loro vicini per gli auguri. Anche i Rosenberg, immigrati nel 1929 dalla Germania, sono al completo: Samuel e Ruth con il loro tre figli, Gabriella, Gertrude e David. Quando Nabil e Gabriella si sposano vanno a vivere a Katamon, uno dei quartieri alti di Gerusalemme, ed è lì che si trasferiscono la madre e i suoi fratelli minori dopo la morte del padre sotto le macerie dell’hotel Semiramis, fatto esplodere dall'Haganah il 5 gennaio del 1948. Dura tre mesi la loro vita sotto quel tetto, tra i rumori dei cannoni e delle esplosioni, nell’attesa di qualcosa di indefinibile…
In questo romanzo di amore e di guerra, Ibrahim Souss utilizza il suo linguaggio elegante per affrontare il tema che più gli sta a cuore, quello del conflitto israelo-palestinese. Questa volta lo fa attraverso la narrativa, ma non dimentica la poesia e il saggio, attraverso i quali ha già raccontato la storia di questo conflitto. È alta poesia, ad esempio, la descrizione della prima volta in cui il protagonista del romanzo, Nabil, prova la sensazione della paura: l’incidente del passerotto e del serpente che paralizzano tutta la natura intorno, fino a quando “lentamente, il serpente fece scorrere la sua sazia lunghezza e scomparve nella siepe”. Richiamano invece gli opposti punti di vista che l’autore esamina nel saggio Lettera ad un amico ebreo, del 1988, le conversazioni tra gli uomini delle due famiglie protagoniste, Rached e Samuel, uno palestinese e islamico, l’altro tedesco ed ebreo. È in uno di questi scambi che i due affrontano una delle ragioni del conflitto: «com’è possibile che questi uomini tanto maltrattati nel loro paese si fossero a tal punto trasformati, istallandosi in Palestina, da diventare coloni arroganti nei riguardi degli arabi?», si chiede Nabil ascoltando il racconto delle vessazioni subite dalla famiglia di Gabriella in Germania. È Samuel a spiegare: «alla base di questa aberrazione c’è la parola d’ordine “popolo senza terra per una terra senza popolo”. Pochissimi ebrei conoscono la realtà, e, una volta arrivati sul posto, è troppo tardi per tornare indietro, ammesso che lo si possa o voglia fare». Pubblicato nel 1987 in Francia, dove Souss ha compiuto i suoi studi, Loin de Jérusalem è definito da Gianfranco Restelli, in un articolo pubblicato sul sito dell’editore (www.tranchida.it), la “versione moderna di Romeo e Giulietta in un contesto violento, acceso e implacabile”. Storia appassionata, piena dell’amore di Ibrahim Souss per la propria terra, spietata come il conflitto che la devasta: «non potrò mai dimenticare che (mio padre) fu seppellito dalle bombe di quegli stessi che nulla hanno imparato dalla loro tragica memoria», scrive Nabil. E conclude nella sua lettera all’amata: «I nostri carcerieri sono gli stessi, Gabriella. Da un lato all’altro del muro, sono mossi dalla medesima forza devastatrice, da identica crudeltà, impossibile che capiscano il nostro sogno. Che gli arabi e gli ebrei desiderino vivere insieme, al di là delle iniquità è un sogno che terrorizza. Perché si apre sull’avvenire. È l’avvenire».

 

 

 

 
 
 
 
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