Lord Jim

Lord Jim
Eccolo qui Jim - un metro e ottanta in altezza, la corporatura robusta intabarrata in una giacca di cotone celeste dal collo alto - mentre si sporge sul parapetto del Patna, una nave divorata dalla ruggine e carica di pellegrini diretti verso La Mecca. Jim, secondo in comando, ha un bel da fare tra macchinisti indisciplinati, ubriachi e rumorosi, e un capitano rozzo e volgare che non ha il minimo rispetto per la ciurma. Se questo non dovesse bastare per rendere il viaggio decisamente insopportabile, ecco nel mezzo dell’oceano Indiano un cimitero di carcasse che affiorano a pelo d’acqua, e un relitto che sfiora la prua del Patna: la lamiera cede creando una falla e la nave inizia inevitabilmente ad imbarcare acqua. All’orizzonte una tempesta si avvicina minacciosa e le condizioni del Patna risultano troppo disperate per sperare di farcela, così Jim e gli altri al comando abbandonano la nave ed i suoi passeggeri, portandosi in salvo con una scialuppa. Ma arrivato in porto Jim scoprirà due dolorose verità: il Patna è stato rimorchiato e portato in salvo da un’imbarcazione che ha incrociato la sua rotta, mentre il tribunale è già pronto per mandare alla forca lui e il resto della ciurma. E così, mente il resto dei compagni sceglie la via della fuga, Jim è l’unico ad affrontare il processo, dove - nascosto tra la folla - lo attende il marinaio Marlow, un’ancora di salvezza in quell’oceano di disperazioni…
Originariamente pubblicato sul Blackwood's Magazine dall'ottobre 1899 al novembre 1900 e poi in volume - praticamente in contemporanea con il celeberrimo Cuore di Tenebra - Lord Jim ripresenta il personaggio dell’atipico marinaio Marlow, sicuramente uno dei più riusciti tra quelli che incontriamo nei romanzi di Jospeh Conrad. Eppure in questo testo la figura di Marlow è del tutto diversa dalla versione precedente, poiché sebbene si attenga al ruolo di narratore, questa volta non presenta l’esperienza in prima persona, ma si fa carico della narrazione che dà voce alle avventure di Jim. Tuan Jim - appellativo malese che si avvicina alla traduzione di Lord - è la trasposizione perfetta di un giovane idealista che, di fronte allo spettro che ha rovinato per sempre la sua reputazione - l’abbandono del Patna e del suo equipaggio, con la conseguente revoca della licenza nautica - sceglie di girovagare senza meta passando per decine di compagnie di navigazione, prima di approdare sulla misteriosa isola di Patusan, dove finalmente gli sarà concessa l’occasione per riscattare il suo onore ferito. Ma al di là di questo elemento fortemente morale, che - come sottolinea anche Italo Calvino analizzando le opere dell'autore - tenta di ritrarre quell'ultimo scapolo di marineria britannica ormai al tramonto, questo libro si allontana dalla vocazione filosofica permeata di umanesimo che ha accompagnato Conrad durante le stesure di Cuore di Tenebra, assimilando invece tutti quegli elementi che fanno di Lord Jim un vero, puro romanzo d’avventura.

 

 

 
 
 
 
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