Lord Kiran di Lennox

Lord Kiran di Lennox

Robert Stuart Moncliff, nel chiuso del proprio studio mentre fuori la pioggia imperversa sulle Highlands, è tentato di accartocciare quel foglio, quelle parole. Quella richiesta che tiene tra le mani. Che gli viene da una persona che ha amato e che la vita ha allontanato. Prendersi cura della bambina, farle da padre. Cullarsi la perdita. Si alza e va ad aprire lo stipo dove custodisce anni di vita. Il diario. O, per meglio dire, i diari. Sir William e Alvena non capiscono la necessità di rileggere ciò che comunque non potrà mai dimenticare. Ovvero l’inizio della sua nuova vita dopo l’addio a Kiran, appena riconosciuto settimo conte di Lennox dalla regina Vittoria, e l’illusione di poter andare avanti da solo dopo i tre mesi più lunghi e terribili della sua intera esistenza, per lo meno fino a quel momento, mentre il padre lo sprona a farsi nuovi amici, a cercare di distrarsi, perché non lo crede capace di sopravvivere. Ma per lui non è possibile. La rimembranza e la nostalgia sono dolori dolci, necessari e irrinunciabili. E allora ritorna a quella notte, a quella caduta. Il ragazzo ombra non esiste più...

Robert è un artista affermato, apprezzato e condannato alla solitudine perché vive in un mondo che può persino amarlo ma non può certo affatto accettarlo. Perché è diverso da come, secondo quelli che ben pensano, dovrebbe essere. Lui non può essere altrimenti, ma questo non è un problema che riguarda chi passa il tempo a giudicare, è ovvio. È un pittore e uno scrittore. Di grande talento. Omosessuale. Sta per subire un processo. Come Wilde qualche anno prima di lui. L’epoca e i luoghi, in fondo, sono pressappoco gli stessi. E probabilmente saranno i medesimi anche gli effetti sulla sua reputazione. Gli restano però i suoi diari, capaci di riportarlo a un tempo felice. Quello in cui la sua anima si è incontrata, a dispetto di tutte le premesse e le apparenze, con quella di Kiran, conte e filantropo. Il secondo episodio della serie Diario vittoriano conferma la versatilità e la policromia della solida e brillante vena narrtiva di Laura Costantini, che ricostruisce gli ambienti in maniera dettagliata e ritrae i personaggi in modo molto più che semplicemente vivido, intimo, intenso e comunque credibile, con una limpidezza che appassiona senza retorica né noiose ridondanze.



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