L'orda del vento

L'orda del vento
Un vento inestinguibile spazza senza tregua una terra fuori dallo spazio e dal tempo, circondata dal ghiaccio e nella quale sorgono città, deserti e immense pianure. Non è una brezza né un alito piacevole, è una forza apparentemente incontrastabile a cui villaggi e esseri umani devono piegarsi per non ritrovarsi spezzati. La leggendaria Orda, secolare congregazione di uomini e donne addestrati per contrastare, decodificare e conoscere il vento, ha la missione di risalirne le spire per arrivare alla fonte, l'ultima vetta, nella convinzione che una potenza naturale di tale portata debba avere un punto d'inizio, un grembo in cui nascere e riprodursi e dal quale venire estirpata. Trentatré sono le orde che hanno fallito, ma la trentaquattresima sembra diversa: la spavalderia di Golgoth, capo e tracciatore, la mutevole ironia del camaleontico Caracollo, misterioso trovatore, la risolutezza del "principe" Pietro, l'esperienza di Oroshi, areomastra e l'abnegazione degli altri membri (Coriolis, Sov, Erg, Aoi, Calliroe, Larco e così via) potrebbero dimostrarsi gli ingredienti adatti per una formazione molto diversa da tutte quelle che l'hanno preceduta, forse vincente. Se non fosse che scontri e incontri, non solo con le imprevedibili manifestazioni del vento, rendono un percorso già impervio ulteriormente dissestato....
Indubbiamente un romanzo di grande originalità, L'orda del vento può facilmente essere considerato un capolavoro dagli amanti del genere. Tuttavia, le peculiarità del testo e delle innumerevoli vicende raccontate costituiscono anche i punti deboli dell'opera, soprattutto nell'ottica del lettore accidentale, imbattutosi nel poderoso libro di Damasio per caso o affascinato dalla quarta di copertina. La narrazione è condotta a ventitré voci, tante quanti sono i componenti dell'orda: a tutti è donata la facoltà di riferire una parte della storia, attraverso le singole e intime visioni, speranze, vicissitudini. In questo senso la struttura a paragrafi, ognuno contrassegnato da un glifo di riconoscimento abbinato a un determinato personaggio, è vincente: non ci si annoia mai e il ritmo è costantemente sostenuto dalla pluralità di prospettive; il lettore, inoltre, viene coinvolto nel gioco di ricerca e assegnazione del simbolo al personaggio, cruccio di affatto facile soluzione e completabile solo a fine lettura, o ricorrendo ad apposita legenda reperita su internet (che forse era il caso di includere nell'edizione, lasciando libera la scelta della consultazione), quando il divertissement diventa un peso per la scorrevolezza della lettura. Per niente fastidiosa, e invece intrigante, è la numerazione invertita delle pagine, atta a sottolineare il senso di tensione verso l'inizio, la fonte del vento che non smette di battere su gambe e volontà dell'orda. Insomma, c'è un momento in cui la sperimentazione strutturale si tramuta in zavorra, soprattutto perché associata a un linguaggio forbito, nella maggior parte dei casi (eccezion fatta per alcune parlate particolarmente caratterizzate, spesso boccate di aria fresca) e un ritmo che, pur costante, scandisce l'incedere della storia non certo premendo sull'acceleratore. Piuttosto prendendosi il tempo (dei protagonisti e del lettore) per descrivere e approfondire molti aspetti dei singoli vissuti e la Storia del contesto in cui si sviluppano. Grazie a e a causa di un'inequivocabile volontà di verosimiglianza, chi legge viene proiettato nel bel mezzo del viaggio dell'orda (e quindi del mondo finzionale che lo avvolge), come fosse un osservatore risvegliatosi dopo un lungo sonno: privo di coordinate e senso dell'orientamento, deve fare da sé, rintracciare i personaggi e dar loro un nome, un glifo, un ruolo, senza sperare di sbrogliare la matassa prima dell'ultima/prima pagina. Nonostante e per la complessità dell'impianto, L'orda del vento é un romanzo sorprendente: richiede tempo e attenzione, ma in cambio restituisce un intero universo, per molti versi ancora da esplorare, come solo altre opere-mondo hanno saputo fare. La sintesi non sarà un pregio di Damasio, certo, ma probabilmente è meglio così: spesso un demiurgo impaziente è solo un dio facilone.

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