L'originale di Laura

L’originale di Laura

Flora è bellissima, lo è sempre stata. Da quando dodicenne veniva molestata da un disgustoso uomo inglese di nome Hubert H. Hubert, fino a sbocciare in tutto il suo splendore. Ha un marito neurologo, Philip Wilde grasso, ricco e rispettabile, scelto per il prestigio, e innumerevoli amanti. Uno di loro ha scritto un romanzo, La mia Laura, e giocando con l’assonanza dei nomi (Laura è da leggersi Lòra) ne ha ricostruito la voluttà, la vita e la storia. Flora è l’originale di Laura e lo sanno tutti. Anche Philip. Che però sembra più interessato a una metodica e originalissima forma di auto-cancellazione fisica che passa per la sua forza di volontà e una rappresentazione mentale della propria corporeità...
Se la trama di questo libro vi sembra poco chiara, non preoccupatevi: lo è davvero. Perché Vladimir Nabokov, mentre lo scriveva nel 1977, già malato, aveva dato disposizioni che, se fosse morto prima di finirlo, non avrebbe mai dovuto essere pubblicato. Suo figlio, Dimitri Nabokov, quasi trent’anni dopo, ha deciso invece di darlo alle stampe tirandolo fuori dalla cassetta di sicurezza in cui è era stato rinchiuso da sua madre, già salvatrice di Lolita, che in un momento di sconforto per le difficoltà di pubblicazione Nabokov padre voleva dare alle fiamme. Si tratta quindi di un abbozzo, di una crisalide, per usare un paragone in linea con la passione entomologica del grande autore russo, che avrebbe potuto diventare, sicuramente, un altro capolavoro. Invece, oltre alla trama, ad essere frammentario è anche lo stile, solitamente calibrato ai limiti della perfezione - ogni parola soppesata, levigata e accuratamente scelta. Chi non conosce l’autore potrebbe avere molte difficoltà a leggerlo, e magari non essere incoraggiato a mettere mano alle opere compiute. Potrebbe però essere disturbante anche per chi le opere precedenti le conosce e le ama trovarsi di fronte a questi intoppi nella fluidità del racconto, a questi salti logici, a queste costruzioni imperfette. Potrebbe. E invece è interessante. E consigliato. Perché al di là delle ragioni economiche (sulle quali qualcuno ha malignato) che possono aver agevolato l’uscita de L’originale di Laura, il curatore-figlio ha deciso di rispettare comunque i suoi lettori. E fare loro un regalo. Offrendo, al di sopra del testo stampato, ancora una volta tradotto in maniera esemplare, la riproduzione grafica delle famose schede in cartoncino su cui Nabokov lavorava. Scritti autografi quindi, con cancellazioni, note, sperimentazioni e punti interrogativi ad affiancare i  pezzi “comprensibili” che come al solito, sono vere e proprie perle: di descrizioni,  di ironia nell’esposizione, dei temi cari all’autore e nel gioco di rimandi e citazioni (Hubert Hubert vi dice niente? La Flora adolescente vi ricorda qualcuno) e infine, di classe. Un’occasione unica per entrare, in punta di piedi, nel laboratorio e nella testa di Nabokov, e perché no, cercare di imparare qualcosa guardandolo lavorare.

Pubblicità

 

Pubblicità

 

 

 
 
 
 
Il nostro sito utilizza i cookie ACCETTO
Se vuoi saperne di più COOKIE POLICY

I NOSTRI PARTNER