Love Life

Love Life
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Prendete una coppia belloccia e ricca. Lui, il maschio, si chiama Stijn, ha 35 anni circa. Si dichiara “monofobo”. In pratica, tradisce compulsivamente la moglie Carmen. Per tutto il romanzo, ogni due pagine, ci viene detto che Carmen ha due tette “da paura”. Stijn lavora in un’agenzia pubblicitaria, ha un sacco di amici, un sacco di stivali pitonati, un sacco di camicie alla moda e conosce un sacco di locali. E Carmen... oddio, non me lo ricordo, però ha due tette da mandare fuori di testa tutti. Fateli stare insieme da circa sette anni e completate il quadretto con una bimba, buona e sorridente. Delle tette di Carmen ho già parlato? Una quarta abbondante? E indovinate un po’ dove le viene il tumore, a Carmen? Tutti insieme dai! Il cancro fa il suo ingresso nella terra dell’effimero, e ci va giù pesante: è una forma aggressiva. Le statistiche su internet parlano chiaro: la sopravvivenza a 5 anni è del 40%. “No, molto meno” dicono a Carmen in ospedale. Tra sedute di chemio, l’amputazione del seno (e potete immaginare che duro colpo per Stijn! Non per Carmen eh, per Stijn!), la caduta dei capelli e le ricadute, Stijn racconta la sua personalissima agonia, durata circa due anni, tra accenni di sensi di colpa e un discorso qualunquista e sleale, che però in quanto sincero, vorrebbe passare come coraggioso e spudorato. In soldoni Stijn dice: “Mica vorrete che io cambi il mio stile di vita perché mia moglie - che adoro eh, sia chiaro - è una malata terminale? Mica è colpa mia se lei ha un cancro. E poi non ho detto che la lascio, che sennò che stronzo che sarei, le sto vicino perché ehi, io amo questa donna, però insomma non mi toccate la sacralità delle mie uscite del venerdì sera, le scopate, l’ecstasy, l’alcool, i viaggi-premio con i miei amici mandrilloni”...
E tu, ingenuo lettore con un residuo di buonsenso, leggi leggi leggi e per tutto il romanzo ti aspetti che il personaggio si redima. Ma non lo fa mai. Anzi, paradosso, più va avanti più si autoincensa. Si autocelebra. Ci manca poco che si appenda al petto la coccardina come miglior marito dell’anno. Lovelife non è scritto male. Ma non è un bel romanzo. E’ un romanzo forte, traumatizzante. Perché prende la meschinità umana e te la sbatte in faccia. Ma, davvero, signor Kluun, non ce n’era bisogno. Siamo convinti che questo romanzo, bestseller in Olanda e tradotto in 20 paesi, stia avendo il successo che ha unicamente perché sceglie di raccontare un tema che non può non arrivare a toccare tutti: chi non ha avuto almeno un malato di cancro in famiglia? E poi è un romanzo che si basa su una storia vera. Altro punto a favore della sua vendibilità. Si sa: se le sofferenze sono vere e autobiografiche per il lettore c’è più gusto. Ma Lovelife non è un romanzo d’amore. E’ un tentativo narcisista di raccontare le cose in modo da uscirne alla meno peggio. Inoltre, e forse peggio, è capace di evocare, in salsa europea, quello “spessore” e quelle atmosfere tipiche della italianissima “generazione Muccino”, quella dei 35/45enni, tanto realistica quanto noiosa - e per fortuna fino a Lovelife dimenticata - dipinta dal regista dell'Ultimo bacio. Eppure un paio di domande te le poni quando lo chiudi, e la copertina, bellissima, ti richiama alla memoria alcune pagine. Perchè a volte quasi ce la fa, Stijn, a portarti per un attimo dalla sua parte. Ma a noi piace pensare che uomini come Stijn presto si estinguano. Per carità eh, un sacco sinceri, talmente tanto che non riescono a non dire alla propria moglie senza più capelli, con un seno in meno e un’aspettativa di vita che neanche una formica, di averla tradita più e più volte. E il conto del numero delle volte? 25 circa, escludendo prostitute, sesso orale e limonate varie. “Non bastano le dita di una mano?” chiede lei ansiosa. “No. Di due mani”, fa lui. E dentro di sé pensa: “Di 5 mani, stronzo!”. Vuole essere divertente. E’ ributtante. Perché Stijn si ferma lì: compie atti umanamente rivoltanti, lo ammette. Si ferma. E poi si compiace di averlo ammesso. Dice: almeno sono sincero. E sinceramente ti viene da aggiungere: sei un pezzo di merda. E la dialettica finisce lì. Paralizzante: perchè stando così le cose uno dovrebbe fare la valigia e andarsene, no? E infatti, ci giuriamo, così farebbe una donna sana. Di mente. E nel corpo. Ma Carmen sta per morire. E rimane. Rimane perchè in quei due mesi scarsi di vita che le mancano vuoi che si accolli anche fattivamente e moralmente una separazione? E quindi Carmen resta. E Stijn è felice perché, che assist, questa sì che è la sua grande occasione di dimostrare a tutti (amici, suocera, moglie, figlia e amante) che grande uomo lui sia perché tra una donna e l'altra pulisce anche il culo alla moglie che ormai pesa 40 chili. Rabbia e amarezza.

 

 

 
 
 
 
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