Luce d’estate ed è subito notte

Luce d’estate ed è subito notte
Islanda. Un paesino rurale di quattrocento anime in cui non sorgono né cimitero né chiesa, si trovano solo alcune fattorie sparse nell’incontaminata campagna e pochi edifici di rilevanza sociale, tra i quali una cooperativa e un maglificio. Eppure quel luogo desolato ha un fascino mistico: la luce intensa dell’estate brilla sugli abitanti al pari delle stelle che di notte pare di poter toccare. Tra le attività quotidiane trovano il loro naturale spazio persino esperienze paranormali: dubbi e ombre che turbano e tormentano, fino all’estrema conseguenza del suicidio, o che sconvolgono e spingono a un cammino di ricerca e illuminazione. È questo il caso dell’Astrologo che, mosso da un sogno, rinuncia a una vita agiata e lussuosa, impara il latino, si interessa di manoscritti rari e di astrologia, e si trasferisce in una casa-osservatorio con le pareti esterne affrescate per mimetizzarsi nella notte. Sotto la sua egida, nei luoghi della socialità si intrecciano e sfiorano le vite dei compaesani: nulla della loro intima esistenza può rimanere a lungo segreto nel micro-universo che popolano. Un manipolo di case, lontane dalla rapidità e dal clamore tecnologico, dove si lavora, si ama, si beve, si tradisce, si vive e si muore. Legati visceralmente alla loro terra come se essa li avesse partoriti, gli abitanti del paese non riescono ad allontanarsene o se ne separano per poi tornare, riprendendo il loro posto tra gli spazi in cui fluisce un’eco che amplifica in loro il desiderio inestinguibile di vita…
Una splendida opera che si configura come romanzo corale: una panoramica di umanità, un intreccio di vicende che rende difficile l’individuazione di una trama definita. Una prosa elegante con una straordinaria forza evocativa, quella di Stefánsson. Una penna che innesta con successo scrittura prosastica e poesia. Una narrazione che si dipana tra spazi e tempi differenti, strettamente connessa al respiro della terra natìa dello scrittore. Si tratta di un romanzo che richiede un’attenzione particolare; una lettura notturna che impone al lettore i suoi tempi e gli richiede lo sforzo della riflessione. Una scrittura personalissima, fatta di periodi articolati, in grado di catturare l’immaginazione e di trasportarla nei luoghi e nei paesaggi umani costruiti e descritti con estrema abilità. Un intreccio di esistenze semplici, che mette a nudo ogni aspetto della vita dell’uomo. Il racconto si costruisce intorno a un’unica domanda posta da una moribonda: «Per quale motivo viviamo; si può rispondere a domande del genere?». Indagando questa questione esistenziale, con delicatezza, ironia e un umorismo intelligente, il poeta costruisce il romanzo, scaglionando al microscopio la realtà e la vita stessa, fatta di esperienze umane, di emozioni contrastanti che si incontrano/scontrano, mentre l’oggetto dell’indagine stessa si consuma. Leggere queste pagine permette di osservare al caleidoscopio l’animo umano. Il narratore si “sporca” insieme ai suoi protagonisti, si sporca di vita e di vicende umane. L’autore offre a piene mani all’appetito del lettore le ambizioni, i fallimenti, le stupide paure e i motivati timori, i desideri e financo le pulsioni sessuali dei protagonisti, che ci vengono consegnati come brevi ritratti. Se quanto asserito finora non fosse sufficiente a invogliarne la lettura, va detto che riflessioni profonde si intrecciano e impreziosiscono la narrazione. Analizzando quest’opera di Stefánsson è, dunque, inevitabile il paragone con l’assunto leopardiano della consapevolezza dell’infelicità della condizione umana, ma il risultato cui questa ricerca perviene è un invito a tuffarsi totalmente nel folle viaggio che è l’esistenza: «Parliamo, scriviamo, raccontiamo di piccole e grandi cose per cercare di capire, di arrivare a qualcosa, di afferrare l’essenza che però si allontana sempre più come l’arcobaleno. Nelle storie antiche si dice che l’uomo non possa guardare Dio, equivarrebbe alla morte, e senza dubbio vale lo stesso per quello che cerchiamo ‒ la ricerca stessa è lo scopo, il risultato ce ne priverebbe». Insomma, un romanzo che cattura.

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