Luce perfetta

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Sardegna. Cristian e Domenico crescono come fratelli, figli di padri a loro volta profondamente legati. Il primo, rampollo di una famiglia friulana immigrata sull’isola e segnata da nefaste peripezie. Il secondo, sardo purosangue, figlio di un bifolco arricchitosi con i mattoni. Tra loro, Maddalena, innamorata (ricambiata) di Cristian ma promessa sposa di Domenico. Che fare quando lei scopre di essere incinta? Affrettare il matrimonio, perché la paternità non risulti dubbia. Eppure la vecchia Marianna Chironi, dolorosamente sopravvissuta ai lutti che hanno funestato la sua famiglia, intuisce la verità, presagendo i nuovi dolori che da quella discenderanno. La morte di Cristian conferma il crudele destino dei Chironi, che però non risparmia neppure i Guiso: Mimmìu, padre di Domenico, muore suicida. Quale terribile verità ha scoperto, che non riesce a soffocare, a sopportare? Succedutogli nella gestione dell’impresa di famiglia, Domenico scopre un lato oscuro, a lui ignoto, del padre. Gli affari traballano, il matrimonio è gelido, l’incubo di non aver salvato il padre appeso alla corda lo tormenta: un gorgo oscuro inghiotte Domenico, fino a un gesto estremo, un po’ come quello di un figlio che non partecipa al funerale del padre…

Ci sono voluti tre romanzi per raccontare la complessa saga dei Chironi, immigrati dal continente alla fine del XIX secolo. Crescono, prosperano, soffrono sull’isola ed è (da) lì che li seguiamo anche ora. Una maledizione sembra scorrere nel loro sangue, che li vuole ora di successo ora scossi dai più dolorosi, spesso misteriosi lutti. Questo uno degli elementi affascinanti, il mistero: non tutti sono come dicono di essere. E quale miglior palcoscenico, per queste rivelazioni, se non la famiglia? Dove i legami affettivi rendono seducente ed esplosiva ogni scoperta. In famiglia nulla si può nascondere per sempre, nulla per sempre viene dimenticato: in famiglia i conti vanno regolati, prima o poi. Sangue, l’altro ingrediente che incolla gli occhi alle pagine: c’è amore, tradimento, passione, sentimento ma alla fine divampa il dramma, che si affoga nel sangue. A partire dai due gemelli Pietro e Paolo, la vena un po’ splatter regala all’intricata storia un colore iper moderno. Per chiudere, l’ultimo cameo, un uso davvero sapiente della parola, che non eccede se non quando è necessario, non spiega se non quando è necessario (e quando la riservata indole sarda lo permette), insomma che fa respirare solo quando si legge, con un po’ di rammarico, la parola “fine”.



 

 

 

 
 
 
 

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