Lucrezia Borgia

Lucrezia Borgia

Qualche mese prima che il mondo venga rivoluzionato dalla scoperta di un nuovo continente, precisamente nel luglio del 1492, muore a Roma Papa Innocenzo VIII e dopo un breve intervallo si siede sul soglio pontificio Rodrigo Borgia, cardinale valenziano che diventato Papa prende il nome di Alessandro VI. Il cardinale, noto per la sua spregiudicatezza, per la sete di potere che non gli fa guardare in faccia nessuno, familiari compresi, ha (cosa abbastanza usuale al tempo), più di un figlio illegittimo. Fra questi, quelli passati alla Storia sono i quattro avuti da Vannozza Cattanei, moglie morganatica del Borgia per lunghi anni. Cesare detto il Valentino, Juan, Lucrezia e Joffrè. È la storia di Lucrezia, ingiustamente indicata per secoli come una donna priva di scrupoli traditrice e assassina, che viene raccontata qui. Nata nel 1480, è una bambina quando il padre ormai Papa, la dà in sposa a Giovanni Sforza, signore di Pesaro e nipote di Ludovico il Moro (reggente del ducato di Milano). Il matrimonio ha lo scopo di rafforzare i legami con Milano soprattutto per contrastare e tenere a bada il regno di Napoli, ma non appena il Borgia si rende conto che tutto sommato quel legame non ha ragion d’essere ‒ le alleanze al tempo potevano cambiare nel volgere di poche ore – il povero Giovanni rischia prima di essere avvelenato (avvisato del pericolo dalla stessa Lucrezia) e poi subisce l’imposizione di dichiarare la sua impotenza per annullare le nozze. Siamo intorno ai quattordici-quindici anni di Lucrezia e prima dei ventidue resterà incinta di un altro uomo e ne sposerà un secondo che la lascerà vedova ancora ragazzina…

Di Maria Bellonci si è già detto: inventrice insieme al marito del Premio Strega, studiosa accanita della Storia, conoscitrice acutissima del Rinascimento e delle innumerevoli connessioni fra le famiglie che reggevano i ducati i regni le signorie, ha scritto biografie (alcune romanzate), di personaggi e casati. Questo ritratto di una delle donne più “chiacchierate” della storia è il suo primo lavoro, è uscito nel 1939 ma ancora oggi non ha perso un grammo di fascino. Inquadrandola nel contesto storico, con la miriade di persone (perché non va mai dimenticato che se oggi sono nomi da manuale scolastico ‒ oltre ai Borgia ci sono gli Sforza, gli Este, gli Aragona giusto per dirne qualcuno ‒ erano persone con tutte i vizi e le virtù che essere uomini e donne comporta) che la circondavano e le macchinazioni che il sistema prevedeva, la Bellonci ci restituisce una figura ben lontana da quella dell’intrigante assassina incestuosa che certa storiografia ha costruito. Grazie a studi e ricerche tanto certosine quanto accurate, la cronaca degli anni di Lucrezia diventa un saggio di Storia e di costume, un trattato di psicologia su personaggi che ancora oggi vengono immortalati in film libri e serie tv, a dispetto del tempo trascorso. Un racconto costellato di eventi che si accavallano e si intersecano provocando continui sconvolgimenti. In tutto, protagonista, a volte pedina altre regista, la figura di una donna che alla fine, pur ammantata di un alone leggendario, è stata una figlia, una sorella, una moglie, una madre e soprattutto una donna di Stato.



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