Lucy

Lucy
Sara è un’antropologa ossessionata dalle origini dell’umanità, che per tutta la vita ha messo il suo lavoro davanti al resto. Il suo matrimonio con Franco, nato da una grande passione scoppiata in un’isola greca, si è rivelato incapace di reggere alla pressione dei suoi continui viaggi in Africa. Lo spirito selvatico di Sara, tanto affascinante durante il fidanzamento, è diventato troppo difficile da sopportare per suo marito, incapace di restare da solo a badare ai figli. Matilde e Alex sono stati costretti a crescere in fretta, divisi tra una madre spesso assente e sempre fuori dagli schemi, e un padre rancoroso, che alla fine ha abbandonato la famiglia e si costruito un’altra vita con la seconda moglie, Fulvia, da cui ha avuto un altro bambino. Sono passati molti anni – Matilde fa l’agopunturista e si è già sposata, Alex è a sua volta antropologo, ma è fuggito a lavorare in Canada – quando Sara sparisce all’improvviso, lasciando solo una lettera dietro di se, indirizzata proprio a Franco, l’ex marito con cui non parla più, ma che non ha mai smesso di amare. Sì perché quel legame nonostante tutto non si è mai reciso e la scomparsa di Sara, la sua malattia, saranno l’occasione per riannodare i fili dei ricordi e per far saltare il tappo di quei sentimenti repressi troppo a lungo…
Il dramma che Cristina Comencini mette in scena in Lucy è il più classico degli schemi familiari, in cui la frustrazione e le incomprensioni covate sotto la cenere esplodono all’improvviso e reclamano tempo, attenzioni, e finalmente qualcuno che sia disposto ad ascoltare. È proprio il dialogo la chiave portante della narrazione: tutte le parole non dette che vengono a galla e mettono i protagonisti di fronte alle loro scelte e ai loro errori. Così Matilde e Alex possono confessare ai loro genitori quanto li hanno fatti soffrire e provare a superare le loro fragilità da bambini trascurati, per diventare davvero adulti. Allo stesso modo Sara e Franco possono affrontare le vestigia della loro relazione e ammettere che la responsabilità di non essere riusciti a rimanere insieme, nonostante si volessero bene, va divisa equamente tra entrambi. La favola scritta da Sara che fantastica sul destino di Lucy, l’australopiteco scoperto in Etiopia nel 1974, diventa così la metafora di ogni storia d’amore, che va avanti solo se entrambi i partner hanno il coraggio di evolvere e di fare un passo indietro rispetto alle proprie esigenze. Una lezione che purtroppo in molti imparano solo quando è troppo tardi.

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